Non è mai esistito uno stile di progettazione che richieda così tanti sforzi per dare un risultato spontaneo. Eppure quando è sviluppato con gusto e competenza, il giardino d’epoca riesce a riprodurre alcuni degli scenari più interessanti e carismatici, luoghi pieni di personalità, spirito e passione,  che prendono il meglio del passato e lo trasferiscono nel presente, fondendo con maestria elementi moderni per realizzare piacevoli contrasti e insolite visuali.

A prima vista l’allestimento di un giardino vintage sembra piuttosto casuale, esistono però precisi trucchi progettuali e stilistici che garantiscono risultati soddisfacenti. La prima regola è scegliere oggetti vecchi ma non troppo. Tutto ciò che ha più di un secolo rientra nella categoria dell’antico, mentre gli articoli con meno di vent’anni sono troppo recenti. Il termine “vintage” include il periodo tra questi due estremi e abbraccia ogni cosa: reperti d’antiquariato, cianfrusaglie e modernariato.

La seconda regola è non possedere nulla di troppo prezioso o di valore. L’essenza dello stile vintage è trovare la bellezza in quegli oggetti che gli altri giudicano ciarpame mediocre. Questi giardini sono luoghi serafici e non importa se un pezzo viene danneggiato, perché questo fa parte della sua storia. Mobili e complementi d’arredo malandati, sarebbero squallidi dentro casa, ma in giardino trovano nuovi significati.

La terza regola è mescolare e abbinare. L’eleganza vintage è l’antitesi dello stile coordinato contemporaneo. Ogni mobile e accessorio ha una storia e gli oggetti devono dare l’impressione di essere stati raccolti uno a uno nel corso della vita. Ecco perché una sedia da bar in metallo appare perfetta accanto ad un rozzo tavolo di legno.

Quarta regola. Non prendersi troppo sul serio, bisogna possedere un pizzico di umorismo. Un chiassoso avviso pubblico o uno gnomo pacchiano, nel contesto giusto ispirano un sorriso divertito.

La quinta regola è trovare nuovi usi per le cose vecchie. Il vintage è il più ecologico tra gli stili, perché recupera gli scarti e li trasforma in risorse. Dalle casse da imballaggio agli arredi da bar, fino alle bottiglie di medicinali, c’è tutto un mondo di oggetti d’epoca a esplorare.

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E nel bel mezzo del giardino vintage ecco una scena allegra e colorata: una tavola apparecchiata per condividere un istante di felicità, con gli amici, con la famiglia…Inventate per i vostri ospiti una serata speciale, animate un luogo familiare cambiandone l’atmosfera, giocate con i colori, le forme, i materiali, all’insegna del più totale rifiuto di ogni convenzione.

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Come gli accessori DAG Style l’azienda lombarda che dal settore della moda e dell’immagine approda al mondo della ristorazione a livello internazionale. La linearità del design è parte integrante dell’universo DAG Style: la tavola allestita in un contesto quotidiano ci illumina sulla creatività del produttore. E l’allestimento diventa allora un tacito omaggio a un’opera d’arte, un quadro astratto…I piatti, semplici, sono valorizzati dalle tovagliette della serie Menu Moda, massima espressione dei colori, delle forme e delle tendenze viste sulle passerelle del mondo.

L’insieme tradisce un rigore geometrico ma anche un’inossidabile eccentricità. Come in un quadro di Mondrian, l’artista della semplicità, si materializza  il dialogo tra i colori, le forme (i portatutto, diventano portapane o porta frutta) e il materiale (vera pelle rigenerata, costituita per il 65% da scarti di pelle conciati con sostanze vegetali, acqua, lattice, grassi e agenti coloranti naturali; lavabile e resistente). Eclettismo, sensibilità e immaginazione si fondono, dunque, in un allestimento DAG Style, dove spesso a insinuarsi è quel dettaglio inatteso che allaccia un dialogo tra gli esseri e le cose.

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