A PROPOSITO DI BUONI FRUTTIFERI POSTALI

È stato pubblicato lo scorso 30 ottobre dal Tribunale di Lecce, nella persona del magistrato togato dottor Sergio Memmo, un decreto ingiuntivo a carico di Poste Italiane per l’esorbitante importo di più di 60mila euro, oltre interessi e spese, a seguito del deposito del ricorso di due utenti possessori di buoni fruttiferi postali in vecchie lire non ancora riscossi appartenenti ad un prossimo congiunto deceduto da tempo.

Alla scadenza prevista, figlio e madre novantenne si recavano presso lo sportello di Poste Italiane per chiedere il pagamento dell’importo che doveva essere liquidato alla scadenza pari ad un controvalore in euro di 61.277,84. Il direttore dell’ufficio, come accade ormai abitualmente, opponeva la disponibilità a liquidare solo la metà dell’importo, in ragione del famigerato decreto ministeriale 148 del 1986, noto come Gava-Goria, secondo cui con effetto retroattivo e in spregio a quanto indicato nei Buoni Fruttiferi, venivano dimezzati rendimenti anche per quelli emessi dal 1974 in poi.

Come tanti altri cittadini, quindi, i due beneficiari non demordevano e si rivolgevano allo “Sportello dei Diritti”, che da anni continua ad affrontare una battaglia di giustizia e legalità per la tutela dei risparmiatori che hanno optato per l’acquisto di Buoni Fruttiferi Postali contro l’ingiusta e illegittima volontà manifestata da Poste Italiane di pagare importi solo pari alla metà di quelli previsti alla sottoscrizione.

Il giudice del tribunale di Lecce ha ritenuto fondate le motivazioni addotte dai risparmiatori assistiti dall’avvocato Donato Maruccia e ha, di fatto, condannato Poste Italiane a pagare l’intero importo di euro 61.277,84, oltre ad interessi, onorari e spese di procedura a fronte del modesto investimento in lire, versate all’atto della sottoscrizione. Per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si tratta di un altro precedente molto significativo non solo per il notevole importo dell’investimento, sicuramente tra i più elevati a livello nazionale sinora mai riconosciuti dall’autorità giudiziaria, ma anche perché rende giustizia a coloro che si sono sacrificati una vita per risparmiare somme anche molto ingenti e non si sono visti rimborsare quanto promesso allo scadere con gli interessi effettivamente maturati.