WORKINGMAN’S DEATH

Dopo la partecipazione al Festival di Venezia 2005 – Orizzonti ed a quello di Toronto 2005 – Selezione Ufficiale, esce nelle sale italiane il 7 luglio il documentario di Michael Glawogger WORKINGMAN’S DEATH. Obbiettivo mostrare il lavoro manuale pesante sempre meno visibile nel nostro ultratecnologico XXI secolo, attraverso cinque sconvolgenti ritratti. Krasni Lutsch, Ucraina. Oggi Tatjana, Valodja e Vassili lavorano nello stesso luogo in cui Stakhanov stabilì il suo record. Estraggono il carbone da un pozzo che si sono scavati da soli. Un pozzo di soli 40 centimetri che gli permette di estrarre il carbone sufficiente alle loro esigenze personali. I tre vivono con la vaga speranza di un futuro migliore: sono i nuovi EROI del Donbass. Giava orientale, Indonesia. Da trent’anni Pak Agus trasporta lo zolfo dal cratere del vulcano Kawah Ijen alla valle sottostante, servendosi di due cesti collegati tra loro da un’asta. Il carico che trasporta sulle spalle varia tra i 70 e i 100 chili. Poiché il vulcano rappresenta anche una delle mete preferite dei turisti indonesiani e stranieri, nel suo tragitto quotidiano l’uomo incontra persone meravigliate che esprimono il proprio stupore, interrogano, ammirano e fotografano lui e gli altri raccoglitori di zolfo. Questi uomini assomigliano a FANTASMI di un’epoca passata. Bunmi Onokoya e i suoi compagni di lavoro arrostiscono, lavano, scuoiano, tagliano, trasportano, conducono trattative, corrono e vendono ogni giorno dalla mattina alla sera. Durante la loro giornata di lavoro trasformano circa 350 capre e una quantità analoga di tori da animali vivi in carne pronta per il commercio. I lavoratori di Port Harcourt, Nigeria sono orgogliosi, rumorosi e gioiosi. Del resto, sono loro che garantiscono ai propri concittadini nigeriani il cibo da mettere in tavola. Sono sicuri di sé e forti come LEONI. Dawa Khan nella vita lavora i campi, ma nel suo villaggio i raccolti non sono sufficie-nti a sopravvivere per cui viene a lavorare a Gaddani, nel Pakistan. Insieme a centinaia di altri lavoratori demolisce vecchie petroliere utilizzando poco più delle proprie mani nude: sono i rottamatori delle navi provenienti dal resto del mondo. Con la propria rigorosa fede in Dio e uniti nella consapevolezza comune di essere FRATELLI nello spirito e nella sofferenza, affrontano il pericolo quotidiano di saltare in aria o di essere schiacciati da grossi pezzi di metallo. Nel frattempo, il FUTURO fa capolino in Cina. Nell’acciaieria di Angang, nella provincia di Liaoning, le persone credono al boom economico e a un domani migliore. Credono più al modernismo, alla conoscenza e alla tecnologia che all’impegno totale. Ai nuovi altoforni con nomignoli familiari come Il nuovo numero 1 e alla propria identità. Dai cinesi, per i cinesi. Nei pressi di Duisburg in Germania il futuro è già arrivato. Qui gli altoforni sono stati chiusi molto tempo fa, ma la notte tornano a vivere con uno sfavillante turbinio di colori. Dietro alle brillanti luci verdi, rosse, blu e gialle dell’enorme struttura la ruggine sbiadisce e sembra sparire. Quello che una volta era un monumentale posto di lavoro è oggi un parco giochi.