Una terrazza baciata dal sole con vista sui tetti de L’Avana:cinque amici cinquantenni festeggiano il ritorno a casa di uno di loro, Armando, che rientra sull’isola dopo 16 anni di esilio a Madrid.
Dal tramonto all’alba i cinque ballano, ridono, bevono, ricordano la giovinezza trascorsa insieme e si raccontano le proprie vite.Palma d’oro al Festival di Cannes 2008 (La Classe), Laurent Cantet ci emoziona con una storia corale, scritta a quattro mani con il romanziere cubano Leonardo Padura. Nelle sale dal 30 ottobre.
Il film ricostruisce una rappresentazione realistica di quegli uomini e donne che, in gioventù, erano militanti attivi nello zeitgeist sociale di Cuba e che, come molti altri, sognavano che il frutto dei loro sacrifici, sarebbe stato raccolto in futuro. Ma la crisi economica della nazione, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, causa il crollo delle speranze e i sogni di coloro che fino ad allora avevano creduto, studiato e lavorato per realizzarli.
Dal dramma determinato dall’esilio, con le conseguenti crisi interpersonali, alla lotta per la sopravvivenza economica, dal “camuffamento” come stile di vita, alla perdita della lealtà nazionale, dalla sconfitta spirituale, alla lotta contro tutte le paure… questi sono alcuni degli ingredienti che hanno segnato questa generazione. Una generazione che ha sognato un futuro migliore per tutti e che si è sacrificata per quel sogno. Attraverso Amadeo, Rafa, Tania, Aldo e le esperienze di Eddy, il film tenta di trovare il sangue, il sudore e le lacrime di una esperienza collettiva che è stata unica.
Un film sulla rabbia quello di Cantet. Che dice: Tutti i personaggi hanno l’impressione di essere stati derubati della loro vita e forse anche loro hanno contribuito a farsela portare via, in un modo o nell’altro: che siano stati traditi o che si siano traditi. Negli anni ’70, avevano la sensazione di essere al centro di un cambiamento: stavano costruendo qualcosa che avrebbe potuto funzionare.
Quando nel film si parla di questo,continua il regista, Rafa ironizza: “abbiamo scritto la storia, eravamo il fiore all’occhiello del mondo…”. Anche per i più critici di loro, quegli anni sono stati animati da un’energia e un senso di fiducia reciproca che gli ha permesso di superare anche i momenti più duri. Ed è proprio questa fiducia che un personaggio come Aldo cerca di tenere viva nonostante tutto, perché è nero e sa, che senza rivoluzione, avrebbe pulito le scarpe dei turisti americani. Emozionante quando dice: “Lasciatemi credere di crederci ancora…”. Gli altri non condividono questo punto di vista, loro provano solo rabbia.