Ci sono luoghi che raccontano la propria storia attraverso castelli, palazzi e monumenti, e altri che scelgono qualcosa di decisamente meno convenzionale: due locomotive elettriche di venti tonnellate ciascuna. Succede a Lana, in Alto Adige, dove due protagoniste della ferrovia locale sono tornate nei luoghi in cui lavoravano oltre un secolo fa. Non riprenderanno a trasportare merci, naturalmente, ma dopo un lungo restauro hanno ancora parecchie cose da raccontare. E non soltanto agli appassionati di treni.
Per chi visita la zona di Merano, è un’occasione per scoprire un lato diverso del paesaggio altoatesino, quello in cui i frutteti non erano soltanto una bella cartolina, ma il punto di partenza di una rete commerciale capace di raggiungere mercati lontanissimi.
Due locomotive, tre anni di restauro e un ritorno a casa
Le due locomotive risalgono al 1913 e sono state restaurate da Hannes Senoner, artigiano originario di Ortisei, in Val Gardena, al termine di un intervento durato quasi tre anni. Per riportarle a Lana e Postal è stato necessario organizzare un trasferimento dall’officina di Egna con camion a pianale ribassato e utilizzare una gru per riposizionarle sui binari. Del resto, spostare venti tonnellate di storia ferroviaria non è esattamente come cambiare posto a una credenza.
Il progetto, realizzato grazie alla collaborazione tra il Comune di Lana e il Kuratorium für technische Kulturgüter in Südtirol, il Comitato per i beni culturali tecnici dell’Alto Adige, ha richiesto un investimento stimato di circa 130.000 euro.
Oggi le locomotive si possono ammirare in due punti legati alla loro storia: in piazza Johann Tribus, a Lana di Mezzo, dove un tempo si trovava uno scalo merci con binario di raccordo, e in via Stazione a Postal, vicino alla stazione ferroviaria che rappresentava l’antico capolinea. Due tappe che possono diventare il filo conduttore di una piccola esplorazione del territorio, tra memoria industriale e paesaggio.
Quando le mele prendevano il treno per San Pietroburgo
Per capire perché queste locomotive siano così importanti bisogna tornare ai primi anni del Novecento, quando la frutticoltura era già una risorsa fondamentale per l’economia locale, ma raggiungere i mercati lontani non era affatto semplice.
La ferrovia Bolzano-Merano era stata inaugurata nel 1881 e nel 1906 era arrivata anche la tranvia elettrica tra Lana e Merano. Mancava però un collegamento diretto tra i magazzini ortofrutticoli della zona e la rete ferroviaria sovraregionale a Postal. Gli operatori locali lo consideravano indispensabile: le mele potevano essere coltivate con tutta la cura del mondo, ma per venderle lontano bisognava prima riuscire a trasportarle.
Il progetto prese forma grazie all’iniziativa di alcuni cittadini già coinvolti nella realizzazione della linea elettrica Lana-Merano. L’impresa dell’ingegnere Josef Riehl, di Innsbruck, completò i lavori in meno di un anno e il servizio cominciò il 13 dicembre 1913.
A trainare i convogli merci entrarono in funzione proprio le due locomotive oggi restaurate, facilmente riconoscibili per la cabina di guida centrale. Per decenni accompagnarono lo sviluppo della frutticoltura locale, consentendo ai prodotti di Lana di raggiungere destinazioni sempre più distanti, persino San Pietroburgo.
Non sorprende, quindi, che quella ferrovia sia rimasta nella memoria come «Apfelexpress», il treno delle mele. Un nome che oggi suona quasi affettuoso, ma che all’epoca rappresentava un sistema di trasporto moderno e una concreta opportunità economica per agricoltori e commercianti.
Una piccola deviazione che vale il viaggio
La storia dell’Apfelexpress si concluse il 31 marzo 1974, quando il servizio merci cessò definitivamente, anche per la crescente diffusione del trasporto su strada. Le locomotive rimasero come testimonianza di un’epoca in cui l’innovazione passava anche da linee ferroviarie locali, nate per risolvere problemi molto pratici.
Ed è proprio questo a renderle interessanti oggi. Visitare Lana e Postal seguendo le tracce della vecchia ferrovia significa guardare i frutteti altoatesini con occhi diversi: non soltanto come parte di un paesaggio piacevole, ma come il centro di una storia fatta di lavoro, commercio, tecnologia e collegamenti internazionali.
Le due locomotive restaurate non sono un’attrazione spettacolare nel senso tradizionale del termine. Non ci si sale per partire, non promettono panorami dal finestrino e non occorre arrivare con la valigia. Sono una sosta curiosa, da inserire in un itinerario nella zona di Lana, magari proprio mentre si attraversa quel territorio che un tempo affidava alle rotaie buona parte del proprio futuro.
E pensare che, più di cent’anni fa, da qui partivano mele dirette fino a San Pietroburgo. Oggi, per convincerci a fare una gita, spesso basta molto meno.





