A settembre aprire il beauty case può essere un’esperienza vagamente archeologica. Sul fondo ritroviamo il siero comprato con grandi speranze a marzo, una crema utilizzata esattamente quattro volte, tre rossetti quasi identici e quel prodotto “indispensabile” consigliato sui social che evidentemente non era poi così indispensabile, visto che non ricordavamo nemmeno di possederlo. L’estate, con la sua routine più semplice e un po’ disordinata, può diventare allora l’occasione perfetta per guardare ciò che abbiamo accumulato e farci una domanda molto poco glamour ma utilissima: che cosa uso davvero?
Non si tratta di trasformare il bagno in un monastero minimalista né di stabilire che da domani vivremo con una crema e uno spazzolino. Si tratta piuttosto di distinguere una routine completa da una routine sovraccarica, perché avere molti prodotti non significa necessariamente prendersi meglio cura della pelle. E il rientro, quando stiamo già cercando di rimettere ordine in orari, armadi e vite varie, è un buon momento per cominciare proprio da quel cassetto che ormai si chiude soltanto esercitando una pressione incompatibile con la dignità umana.
Prima di comprare qualcosa, apriamo tutto
Il primo passo non è acquistare il nuovo siero di settembre. È molto meno eccitante: tirare fuori quello che abbiamo già.
Creme, detergenti, maschere, prodotti per capelli, make-up, campioncini, solari rimasti dalle vacanze. Mettere tutto davanti agli occhi permette di capire immediatamente quanto possediamo e, soprattutto, quanto poco utilizziamo di ciò che possediamo.
A quel punto possiamo dividerlo mentalmente in categorie semplici: ciò che usiamo ogni giorno, ciò che utilizziamo occasionalmente ma ha davvero una funzione e ciò che continuiamo a conservare per ragioni ormai misteriose. Quest’ultima categoria tende ad avere una popolazione sorprendentemente numerosa.
Non serve eliminare un prodotto soltanto perché non lo utilizziamo quotidianamente. Un rossetto rosso può comparire tre volte l’anno ed essere comunque felicissimo della propria esistenza. Il problema nasce quando il beauty case diventa un parcheggio per acquisti sbagliati, doppioni e formule che non ci piacciono ma che continuiamo a conservare perché “magari prima o poi”.
Prima o poi, nel mondo della cosmetica domestica, è praticamente un continente immaginario.
Quel vasetto è ancora utilizzabile?
Qui arriva la parte meno sentimentale: controllare i prodotti.
Sulle confezioni cosmetiche possiamo trovare una data di durata minima, quando prevista, oppure il simbolo del vasetto aperto con un numero seguito dalla lettera M, il cosiddetto PAO – Period After Opening. Un’indicazione come 12M, per esempio, segnala il periodo durante il quale il prodotto è previsto per l’utilizzo dopo l’apertura nelle normali condizioni d’uso.
Ed ecco il piccolo problema: quasi nessuno ricorda quando ha aperto quella crema.
Una soluzione molto semplice per il futuro è annotare discretamente sulla confezione mese e anno di apertura, soprattutto sui prodotti che durano a lungo. Non trasformerà il bagno in un laboratorio farmaceutico, ma eviterà l’interrogatorio investigativo davanti a un flacone: “Eri già qui a Natale? Sei venuto con noi in Puglia? Ti conoscevo durante la frangia?”.
Oltre alle indicazioni riportate sulla confezione, cambiamenti evidenti di odore, colore o consistenza sono buoni motivi per non continuare a usare un cosmetico alla cieca. E con prodotti destinati alla zona degli occhi conviene essere particolarmente scrupolosi con igiene e indicazioni del produttore.
La routine completa non è quella con più passaggi
Negli ultimi anni la skincare è diventata molto più interessante, ma anche molto più affollata. Tonico, siero, booster, acidi, creme, oli, maschere e trattamenti specifici possono facilmente trasformare il lavandino in una piccola succursale della profumeria.
Eppure una routine non deve essere lunga per essere sensata.
Per molte persone la base quotidiana può essere sorprendentemente essenziale: una detersione adeguata alle proprie esigenze, un prodotto idratante quando necessario e, durante il giorno, una corretta protezione solare. Eventuali trattamenti specifici possono essere aggiunti in base alle caratteristiche della pelle e agli obiettivi personali, senza bisogno di introdurre contemporaneamente ogni ingrediente cosmetico che abbia avuto quindici minuti di celebrità online.
Il punto non è demonizzare le routine articolate. Se amiamo dedicare tempo alla skincare e i prodotti sono adatti alla nostra pelle, benissimo. Il numero di passaggi, però, non è una misura della qualità della cura.
Anzi, accumulare molti prodotti rende più difficile capire quale stia realmente funzionando e quale, eventualmente, stia causando fastidio o irritazione.
Anche il make-up merita l’inventario di settembre
Il cassetto del trucco racconta perfettamente la distanza tra la persona che immaginiamo di essere e quella che siamo davvero alle 7:42 del mattino.
La prima possiede palette elaborate e contempla sofisticati giochi cromatici. La seconda cerca disperatamente il mascara mentre beve il caffè.
Anche qui può essere utile osservare le abitudini reali. Se utilizziamo sempre gli stessi cinque prodotti, possiamo tenerli facilmente accessibili e spostare altrove quelli destinati alle occasioni particolari. I cosmetici aperti da molto tempo, soprattutto quelli applicati vicino agli occhi, meritano invece un controllo accurato seguendo le indicazioni presenti sulla confezione.
Poi ci sono i doppioni. Cinque nude lipstick possono avere cinque sfumature assolutamente diverse, naturalmente. Lo sappiamo noi, lo sapete voi e forse persino loro. Ma se tre non vengono utilizzati da due anni, possiamo almeno ammettere che la situazione diplomatica è diventata difficile.
Il beauty case che funziona è quello che ci somiglia
Alla fine, non esiste un numero perfetto di cosmetici. C’è chi ama una routine essenziale e chi considera dieci minuti davanti allo specchio uno dei momenti più piacevoli della giornata. Entrambe le cose possono funzionare.
La domanda utile è un’altra: stiamo usando ciò che possediamo?
Un beauty case più piccolo non deve essere necessariamente minimalista. Deve essere comprensibile. Aprirlo e trovare prodotti che conosciamo, che sappiamo utilizzare e che hanno una funzione nella nostra quotidianità è molto più piacevole che scavare attraverso ventisette flaconi alla ricerca della crema che avevamo letteralmente davanti agli occhi.
Settembre, del resto, ci mette già abbastanza pressione con nuovi inizi, agende, palestra, lavoro e l’eterna fantasia collettiva secondo cui dovremmo tornare dalle vacanze trasformati in persone efficientissime.
Almeno il beauty case può chiederci qualcosa di più semplice: scegliere.
Tenere ciò che utilizziamo. Controllare ciò che abbiamo aperto. Finire quello che ci piace. Lasciare andare ciò che non ha più senso e acquistare il prossimo prodotto soltanto quando ne abbiamo davvero bisogno.
Il risultato non sarà necessariamente un bagno da fotografare. Ma almeno il cassetto tornerà a chiudersi senza doverci sedere sopra.





