BIG EYES, è l’incredibile storia vera di una delle più leggendarie frodi artistiche della storia. A cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, il pittore Walter Keane raggiunse un enorme e inaspettato successo, rivoluzionando la commercializzazione dell’arte con i suoi enigmatici ritratti di bambini dai grandi occhi. Finché non emerse una verità tanto assurda quanto sconvolgente: i quadri, in realtà, non erano opera di Walter ma di sua moglie, Margaret. A quanto pare, la fortuna dei Keane era costruita su un’enorme bugia, a cui tutto il mondo aveva creduto: una storia così incredibile da sembrare inventata.

 

Nel 2003, la coppia di sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski (già vincitori di un Golden Globe per LARRY FLYNT – OLTRE LO SCANDALO), sono venuti a conoscenza dell’incredibile storia di Margaret and Walter Keane, i due pittori degli anni sessanta, tra i più famosi e venduti all’epoca. Incuriositi, hanno cominciato a documentarsi su una vicenda che sarebbe diventata un film solo dieci anni dopo. “E’ una storia che conoscono in pochi”, dichiara Alexander. “Se non fosse vera, non ci si crederebbe”.

“Sono molte le ragioni per cui volevamo trarne un film”, spiega Karaszewski. “Tanto per cominciare, Margaret ci sembrava uno straordinario personaggio femminile, che in qualche modo incarnava lo spirito del nascente Movimento femminista. All’inizio del film è una qualsiasi casalinga degli anni cinquanta, che fa tutto per il marito. Nel corso della storia, però, imparerà ad affermare se stessa”. Alexander e Karaszewski sono due grandi esperti di biopic: oltre ad avere scritto il film sul comico Andy Kaufman (MAN ON THE MOON), e quello sull’editore Larry Flynt (LARRY FLYNT – OLTRE LO SCANDALO), hanno anche prodotto un film sull’attore Bob Crane (AUTO FOCUS). “Io e Scott siamo molto attratti dalle biografie di personaggi apparentementi minori, emarginati e controcorrente”. Il loro primo film con Tim Burton, ED WOOD, “era la storia di un uomo che all’epoca veniva considerato il peggior regista di tutti i tempi.

I due sceneggiatori sono rimasti subito affascinati dalla storia dei Keane. “Praticamente, Walter ha inventato la commercializzazione di massa dell’arte”, osserva Karaszewski. “Non era accettato nelle gallerie d’arte o dai critici, e così si è costruito le sue gallerie, ha pubblicato i suoi libri d’arte. Ha trovato il modo di fare quadri così economici da essere alla portata di tutte le tasche, rivoluzionando completamente il mondo dell’arte. Sicuramente, personaggi come Peter Max o Thomas Kinkade, venuti dopo di lui, hanno fatto tesoro della sua esperienza, e perfino Andy Warhol ammette di avere attinto alla filosofia di Walter Keane. Ma la cosa più incredibile era il segreto che nascondeva: i quadri erano di sua moglie, e Walter era riuscito a convincerla a farli firmare a lui che se ne prendeva tutto il merito. Ci è sembrata una grande storia americana che meritava di essere raccontata”.

Alexander e Karaszewski hanno trascorso settimane intere in biblioteca, spulciando le cronache dei giornali dell’epoca per ricostruire la storia sensazionale dei coniugi Keane. “Era molto difficile farsi un’idea precisa di come fossero andate realmente le cose”, racconta Alexander. Così, la coppia di cineasti ha deciso di andare a parlare con Margaret. “Prima di tutto, dovevamo riuscire a guadagnarci la sua fiducia, e dimostrarle che avevamo intenzione di fare un lavoro onesto e rigoroso”.

La Keane ha accettato di incontrarli, e i due sceneggiatori sono volati a San Francisco. “Abbiamo pranzato insieme”, dice Alexander. “E poi le abbiamo fatto le domande a cui non avevamo trovato risposta nelle cronache dei giornali. E cioè: come andò? Quando fu la prima volta che Walter disse di essere l’autore di uno di quei quadri? Che cosa le disse? Perché lei accettò? E visto che le cose andarono avanti così per anni, perché continuò a lasciarglielo fare? Da un punto di vista psicologico, non aveva molto senso. A un certo punto, però, abbiamo cominciato a capire che all’epoca Margaret aveva la tipica mentalità della casalinga anni cinquanta, per cui l’uomo era il capofamiglia e dettava le regole. D’altro canto, tutte le cose che Walter le promise – bisogna dargliene atto – si realizzarono davvero. Le disse che sarebbero diventati ricchi e famosi, e che avrebbero vissuto in una grande casa. Dopo tanti anni, Margaret dice ancora che senza Walter nessuno avrebbe scoperto la sua arte. Continua ad attribuirgli buona parte del merito”.

Margaret Keane ha accettato di vendere ad Alexander e a Karaszewski i diritti sulla sua vita e le sue opere. “Ci abbiamo messo un altro anno per scrivere una sceneggiatura che Margaret potesse approvare”, racconta Alexander. “Non volevamo fare niente che la mettesse a disagio. Abbiamo dovuto guadagnarci la sua fiducia, giorno dopo giorno, strada facendo”.

“Sono riusciti a fare rivivere la nostra storia”, dice Margaret del copione di Alexander e Karaszewski. “Hanno saputo coglierne gli elementi tragici ma anche quelli umoristici. E’ una cosa stupenda. Mi sento così fortunata all’idea che qualcuno abbia fatto un film su di me. E’ un tale onore, anche se un po’ mi vergogno: non credo di meritarmelo. Io mi limito a dipingere, e all’improvviso succede tutto questo. Sembra un sogno, è surreale”.
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