Dopo lo straordinario successo di Tomboy, Céline Sciamma torna a raccontare la storia di una giovanissima protagonista in cerca di un’identità e di un posto nel mondo, con uno stile capace come pochi di catturare le emozioni più segrete dell’animo femminile.

Oppressa da una difficile situazione familiare e emarginata a scuola, Marieme si unisce a un gruppo di tre coetanee dallo spirito libero che le fanno conoscere quell’orgoglio e quella solidarietà che erano sempre mancati nella sua vita. Ma trovare la propria strada verso l’età adulta si rivelerà più difficile del previsto.

Presentato in apertura della Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes, Diamante Nero (nelle sale dal 18 giugno)  ha ottenuto quattro candidature ai César ed è stato finalista al Premio Lux del Parlamento Europeo.

Diamante nero è un ritratto intimo, una classica storia di formazione. Non è un film su una minoranza etnica della banlieue, ossia, per dirla tutta, non appartiene a quello che da vent’anni a questa parte è diventato un vero e proprio genere con le sue regole e i suoi codici. Rispetto al realismo sociale di titoli come L’Odio o La schivata, Diamante Nero usa un approccio narrativo più originale e ricco di speranza.