Un’ode zuccherina, tra olio caldo, zucchero a velo e strategie di sopravvivenza
Dici “Carnevale” e il tuo pancreas si irrigidisce.
Dici “frittella” e il tuo stomaco applaude.
Benvenuti nella settimana in cui ogni casa sa di zucchero fritto e ogni scusa è buona per mangiare qualcosa che scrocchia.
I dolci di Carnevale non sono una moda, sono una tradizione culturalmente inevitabile, e noi abbiamo deciso di affrontarla con gusto e un pizzico di autoconsapevolezza alimentare (tipo: sappiamo che ne mangeremo troppi, ma almeno ne parliamo).
🍥 1. Le chiacchiere (o frappe, o bugie, o cenci…)
Un nome per ogni regione, una sola costante: friabilità e zucchero a velo ovunque.
Fatte in casa con un impasto sottile come la nostra forza di volontà, fritte o al forno (solo per chi ha qualcosa da farsi perdonare).
Croccanti, leggere, in grado di svanire a grappoli.
🍩 2. Le frittelle: vere bombe emotive
Ripiene, vuote, con uvetta, mele, ricotta o semplici come l’infanzia.
La frittella è la carezza che ti unge un dito e ti fa sentire di nuovo vivo.
Si fanno a occhio. Si mangiano di getto. Si digeriscono… con calma.
🥟 3. Ravioli dolci, castagnole, zeppole
La famiglia allargata dei “dolci tondi da festa” è sempre presente:
- castagnole: morbide e minimal
- zeppole: un morso, un’esplosione
- ravioli dolci: fritti, ripieni, dannatamente irresistibili
Si possono fare in versione “piccoli”, ma tanto ne mangerai dodici.
🔥 Sopravvivere senza sensi di colpa
Consigli pratici, perché siamo adulti e dobbiamo fingere equilibrio:
- Mangia i dolci a colazione (almeno ti illudi di bruciarli)
- Bevi acqua
- Cammina dopo (verso la seconda porzione)
- Evita di fare anche il pane fritto avanzato “già che c’era l’olio caldo”
🍴 Conclusione zuccherina
Non è Carnevale se non ti trovi con dita appiccicose, zucchero sui jeans e un vago senso di colpa dopo la terza frittella.
Goditelo.
Ridici sopra.
E se ti chiedono “ma quante ne hai mangiate?” rispondi: “non abbastanza.”




