C’è un momento che raramente compare nelle fotografie dei viaggi e che non finisce mai negli album dei ricordi. Eppure, spesso, è uno dei più belli.
Non è quando arriviamo a destinazione. Non è quando vediamo il mare, la montagna o la città che abbiamo scelto di visitare. Succede prima. Molto prima. La vacanza comincia la sera precedente alla partenza.
Comincia quando il viaggio è ancora soltanto una possibilità concreta, quando la casa è ancora la stessa di sempre ma qualcosa nell’aria è già cambiato. Le email sono quasi finite, le ultime commissioni sono state sbrigate e, per la prima volta dopo giorni di preparativi, ci concediamo il lusso di immaginare davvero quello che ci aspetta.
È una fase curiosa, sospesa tra due mondi. Non siamo ancora partiti, ma non siamo più completamente dentro la routine.
La valigia racconta sempre qualcosa di noi
Preparare una valigia sembra un gesto pratico. In realtà è uno degli esercizi di immaginazione più sottovalutati che facciamo.
Ogni volta che pieghiamo una camicia, scegliamo un paio di scarpe o decidiamo quale giacca portare, stiamo cercando di anticipare una versione futura di noi stessi. Pensiamo alle giornate che vivremo, alle temperature che troveremo, ai ristoranti in cui potremmo entrare e alle passeggiate che forse faremo.
Per questo motivo la valigia non parla soltanto del viaggio. Parla delle aspettative che abbiamo su quel viaggio.
C’è chi prepara tutto con giorni di anticipo e chi aspetta l’ultimo momento. Chi porta il minimo indispensabile e chi continua ad aggiungere “nel caso servisse”. Ma in ogni caso, mentre riempiamo la borsa, iniziamo già a spostarci mentalmente.
La scelta del libro è quasi un rito
Se c’è un gesto che racconta perfettamente la sera prima della partenza è la scelta del libro da portare con sé.
Anche chi legge poco durante l’anno spesso sente il bisogno di infilare un romanzo nello zaino o in valigia. Non perché sappia con certezza quando lo leggerà, ma perché quel libro rappresenta il tempo che sta per arrivare.
Lo osserviamo sul comodino, lo sfogliamo, leggiamo la quarta di copertina ancora una volta. È come se ci stessimo preparando non solo a partire, ma anche a rallentare.
A volte il libro torna a casa quasi intatto. Altre volte diventa il ricordo più forte di un viaggio. Ma il rito della scelta resta uno dei momenti più piacevoli della vigilia.
Anche la casa sembra diversa
C’è poi qualcosa che succede agli spazi che abitiamo ogni giorno. La sera prima di partire la casa cambia aspetto. Non perché sia diversa, ma perché la guardiamo con occhi diversi.
Notiamo cose che normalmente ignoriamo. La pianta sul balcone che dovrà essere annaffiata al nostro ritorno, la tazza lasciata sul tavolo, il silenzio di una stanza che il giorno dopo resterà vuota.
Per qualche ora diventiamo visitatori del nostro stesso quotidiano. E forse è proprio questo il primo segnale della partenza.
Il viaggio più importante è quello che facciamo con la testa
Molto prima del treno, dell’aereo o dell’automobile, il primo spostamento avviene nella nostra immaginazione.
Cominciamo a visualizzare strade che ancora non conosciamo, cene che non abbiamo ancora prenotato, paesaggi che vedremo soltanto il giorno successivo. Pensiamo ai profumi, ai ritmi diversi, alla possibilità di svegliarci senza una lista precisa di cose da fare.
È un esercizio che facciamo quasi inconsapevolmente, ma che rappresenta una parte fondamentale dell’esperienza del viaggio.
La vacanza non inizia quando arriviamo. Inizia quando smettiamo di pensare soltanto agli impegni che lasciamo e cominciamo a pensare a ciò che ci aspetta.
Le partenze migliori non sono sempre le più organizzate
Con il tempo molti viaggiatori scoprono che la sera prima non serve controllare il programma per la decima volta.
Anzi, spesso le partenze più piacevoli sono quelle in cui lasciamo qualche spazio vuoto. Un pomeriggio senza appuntamenti, una passeggiata non programmata, un ristorante trovato per caso.
La sera che precede il viaggio è anche il momento in cui possiamo concederci di non sapere tutto.
E forse è proprio questa piccola dose di incertezza a rendere una partenza davvero emozionante.
Quel momento che non fotografiamo mai
Quando pensiamo ai ricordi di viaggio ci vengono in mente panorami, tavole apparecchiate, tramonti e incontri.
Eppure c’è una scena che quasi nessuno fotografa: una valigia aperta sul letto, un libro appena scelto, una lista mentale che lentamente si svuota e la sensazione rassicurante che, per qualche giorno, il ritmo cambierà.
Forse perché quel momento non appartiene ancora al viaggio. Oppure perché ne rappresenta l’inizio più autentico.
La vacanza comincia proprio lì, la sera prima della partenza, quando siamo ancora a casa ma abbiamo già iniziato ad andare altrove.




