Settembre ha un talento particolare: riesce a trasformare una persona che fino a pochi giorni prima considerava perfettamente ragionevole pranzare alle tre in qualcuno che improvvisamente vuole riorganizzare l’intera esistenza entro lunedì. Agenda nuova, palestra, dieta, visite rimandate, corso di inglese, armadio da sistemare, progetto professionale da rilanciare e magari anche quella famosa abitudine di svegliarsi alle sei per meditare. Tutto insieme, naturalmente. Perché evidentemente tornare dalle vacanze non era già abbastanza traumatico.
Il problema è che settembre porta con sé una strana idea di recupero. Guardiamo ciò che non abbiamo fatto nei mesi precedenti e ci sembra necessario rimetterci immediatamente in pari, come se la vita fosse un registro elettronico e qualcuno, da qualche parte, stesse segnando le nostre assenze. Così il mese che potrebbe servire a ritrovare gradualmente un ritmo diventa una corsa per costruirne uno nuovo, possibilmente perfetto.
Il grande equivoco del “ripartire”
“Da settembre ricomincio” è una delle frasi più pronunciate alla fine dell’estate. Ed è anche una piccola trappola, perché suggerisce che tutto debba ripartire contemporaneamente. Ma noi non siamo computer da riavviare dopo un aggiornamento: abbiamo bisogno di tempo per riabituarci agli orari, alle giornate più strutturate, agli impegni e persino alla sveglia che torna a suonare quando fuori sarebbe ancora meravigliosamente possibile dormire.
Invece riempiamo l’agenda. Prenotiamo. Organizziamo. Facciamo liste. E nel giro di una settimana abbiamo costruito un settembre talmente efficiente che vorremmo già chiedergli le ferie.
Il punto non è rinunciare ai buoni propositi. È smettere di considerarli tutti urgenti.
Tre priorità possono bastare
Un metodo molto più sostenibile consiste nello scegliere poche cose sulle quali concentrarsi davvero. Non dieci. Non quella lista meravigliosamente ottimistica scritta durante l’ultima domenica d’agosto mentre eravamo ancora in costume. Due o tre priorità concrete sono già sufficienti.
Una può riguardare il corpo: tornare a camminare con regolarità, riprendere un’attività fisica che ci piace o semplicemente recuperare orari del sonno più ordinati. Una può riguardare il lavoro o un progetto personale. La terza può essere qualcosa che ci fa stare bene e che, guarda caso, nelle liste della ripartenza viene spesso sacrificato per primo.
Il resto può aspettare.
La visita non urgente può essere fissata più avanti. Il corso può iniziare a ottobre. L’armadio sopravviverà ancora qualche settimana senza essere organizzato cromaticamente. Non tutto ciò che vogliamo fare deve necessariamente cominciare nello stesso mese.
Lasciare spazi vuoti è parte del programma
Poi c’è una cosa che nelle nostre agende tendiamo a considerare quasi un errore grafico: lo spazio vuoto.
Una sera senza programmi. Un sabato pomeriggio non prenotato. Un’ora nella quale non abbiamo deciso preventivamente come diventare persone migliori. Sembrano dettagli, ma sono proprio questi intervalli a rendere sostenibile tutto il resto.
Se ogni casella libera viene immediatamente occupata da qualcosa da recuperare, settembre rischia di diventare il mese in cui arriviamo esausti ancora prima che l’autunno sia realmente iniziato. Lasciare qualche spazio deliberatamente libero non significa essere disorganizzati: significa riconoscere che anche l’imprevisto, il riposo e il semplice non fare niente hanno bisogno di posto.
E la famosa “rimessa in forma”?
Qui settembre raggiunge probabilmente il massimo della sua creatività punitiva. Dopo settimane in cui abbiamo mangiato gelati, cenato più tardi e vissuto con ritmi differenti, improvvisamente dovremmo passare a insalate punitive, allenamenti quotidiani e una disciplina degna della preparazione olimpica.
Molto più sensato è recuperare poco alla volta le abitudini ordinarie: pasti regolari e vari, movimento, sonno sufficiente e una buona idratazione. Senza trasformare qualche cena estiva in un debito morale da saldare. Il corpo non ha bisogno di essere punito perché ad agosto abbiamo mangiato una granita. Francamente, ha già abbastanza problemi.
Settembre può essere un mese di passaggio
Forse dovremmo smettere di pensarlo come il gennaio con le maniche corte. Non è obbligatorio inaugurare una nuova versione di noi stessi ogni volta che cambia una pagina del calendario.
Possiamo usare settembre semplicemente per rientrare. Riprendere alcuni ritmi, osservare quali abitudini ci mancano davvero e capire quali invece mantenevamo soltanto perché “si è sempre fatto così”. Possiamo iniziare qualcosa di nuovo senza necessariamente rivoluzionare tutto ciò che esiste già.
E soprattutto possiamo concederci qualche settimana per capire dove vogliamo mettere le nostre energie.
Perché non dobbiamo recuperare l’estate, gli allenamenti saltati, i libri non letti, i progetti rimandati e tutte le versioni ideali di noi stessi che avevamo immaginato a gennaio.
Settembre non è un esame di riparazione.
È semplicemente un mese nuovo. E possiamo entrarci con un’agenda che abbia ancora qualche spazio bianco.




