Settembre ha molti modi per comunicarci che l’estate sta finendo. Le giornate si accorciano, ricompare la sveglia, il calendario torna improvvisamente pieno e, una mattina qualsiasi, guardiamo i sandali e capiamo che è arrivato il momento delle scarpe chiuse. Noi siamo pronti. I nostri piedi, evidentemente, no.
Dopo settimane trascorse tra infradito, ciabatte e sandali, infilare nuovamente mocassini, sneakers e ballerine può sembrare un gesto assolutamente normale. Poi facciamo duecento metri e scopriamo che il tallone ha già aperto una vertenza sindacale.
Il problema è soprattutto il cambio improvviso. Durante l’estate il piede vive più libero, mentre una scarpa chiusa introduce nuovamente pressione, sfregamento, calore e umidità. Se poi inauguriamo settembre con un paio nuovo e decidiamo intelligentemente di indossarlo per otto ore consecutive, abbiamo praticamente organizzato personalmente l’arrivo della prima vescica stagionale.
Il rientro, ma graduale anche per i piedi
La soluzione più semplice è non pretendere troppo nei primi giorni. Alternare le scarpe, scegliere inizialmente modelli già indossati e confortevoli e verificare che la calzata sia corretta può rendere il passaggio decisamente meno traumatico.
Anche i calzini tornano protagonisti, dopo mesi trascorsi a fingere che non esistessero. Nei modelli che li prevedono, possono aiutare a ridurre lo sfregamento e a gestire meglio l’umidità. Naturalmente devono essere della misura giusta e non creare pieghe fastidiose, perché il piede di settembre ha già abbastanza questioni aperte.
E se una scarpa fa male appena indossata, non è obbligatorio “resistere finché cede”. A volte non deve cedere la scarpa: semplicemente non è quella giusta per il nostro piede. Una verità poco romantica che avrebbe evitato parecchie passeggiate terminate camminando come fenicotteri feriti.
Mocassini, sneakers e il mistero della taglia che sembrava perfetta
C’è poi il ritorno delle scarpe autunnali vere e proprie. I mocassini che a maggio erano comodissimi improvvisamente sembrano appartenere a un’altra persona; le sneakers dimenticate nella scarpiera hanno bisogno di qualche uscita per tornare familiari e le ballerine possono ricordarci con sorprendente precisione dove avevano provocato quella vescica l’anno precedente.
Prima di rimetterle in servizio conviene quindi provarle in casa, controllarne l’interno e verificare che suole, cuciture e materiali siano ancora in buone condizioni. Se sappiamo già che un punto tende a sfregare, meglio intervenire prima piuttosto che aspettare la comparsa della vescica per ricordarci improvvisamente dell’esistenza dei cerotti.
Quando una vescica compare, in genere è meglio proteggerla dallo sfregamento e mantenerla pulita, evitando di romperla deliberatamente se è integra. Se invece compaiono dolore importante, arrossamento crescente, calore, gonfiore o altri segni che fanno pensare a un’infezione, è opportuno rivolgersi a un professionista sanitario.
La vera fine dell’estate parte dalle caviglie
Il ritorno alle scarpe chiuse ha qualcosa di inevitabilmente simbolico. Possiamo continuare a mangiare pomodori, uscire senza giacca e programmare un ultimo weekend al mare, ma quando la mattina infiliamo le sneakers invece dei sandali sappiamo perfettamente cosa sta succedendo.
Settembre è arrivato fino ai piedi.
Per qualche giorno protesteranno. Poi torneranno ad abituarsi a lacci, calzini e mocassini e dimenticheremo rapidamente il problema, almeno fino alla prossima primavera, quando metteremo di nuovo i sandali e scopriremo che anche quelli, inspiegabilmente, fanno male.
Il corpo ama la coerenza. Siamo noi che continuiamo a cambiargli stagione senza mandargli neppure una mail.




