Gennaio gode di una reputazione che forse non merita. Gli abbiamo affidato i buoni propositi, le grandi ripartenze, le iscrizioni in palestra e quella versione sorprendentemente ottimista di noi stessi che compra un’agenda convinta di utilizzarla fino a dicembre. Eppure, se esiste un momento dell’anno in cui abbiamo davvero la sensazione che qualcosa stia ricominciando, quel momento è settembre. Non ci sono brindisi a mezzanotte, fuochi d’artificio o parenti che chiedono informazioni sulla nostra vita sentimentale mentre cercano l’ultima fetta di panettone. Ma ci sono quaderni nuovi, uffici che tornano a riempirsi, corsi che ripartono, programmi televisivi che ricompaiono e calendari che improvvisamente acquistano importanza.
Forse dipende dalla scuola. Anche molti anni dopo aver smesso di frequentarla, continuiamo a portarne dentro il calendario emotivo: settembre significava quaderni ancora intatti, astucci misteriosamente completi, libri nuovi e la sensazione che l’anno precedente fosse ormai archiviato. Non importava che sul calendario mancassero ancora quattro mesi a Capodanno: il nostro vero anno cominciava lì.
Quella sensazione, in forme diverse, continua anche da adulti. Le vacanze finiscono, le città cambiano ritmo, ricominciano riunioni e appuntamenti, tornano corsi, attività sportive e stagioni culturali. Persino chi non ha figli e non mette piede in un’aula da decenni percepisce nell’aria una specie di “prima campanella” collettiva.
Il fascino irresistibile del quaderno nuovo
Settembre ci offre soprattutto qualcosa che piace moltissimo al cervello umano: un confine. Un prima e un dopo. L’estate rappresenta una parentesi abbastanza evidente da permetterci di immaginare il rientro come un nuovo inizio, anche quando nella realtà stiamo semplicemente tornando alla stessa scrivania lasciata tre settimane prima.
È un meccanismo interessante. Le date simboliche possono aiutarci a separare mentalmente il presente dal passato e a percepire un’occasione per cambiare comportamento. In psicologia questo fenomeno viene spesso descritto come fresh start effect: determinati passaggi temporali — un compleanno, l’inizio della settimana, un nuovo anno — possono aumentare temporaneamente la motivazione verso nuovi obiettivi.
Settembre possiede praticamente tutti gli ingredienti necessari. C’è un cambiamento stagionale, c’è il ritorno dalle vacanze e soprattutto c’è un’intera società che sembra ripartire contemporaneamente. È difficile non lasciarsi contagiare.
Ed ecco perché improvvisamente vogliamo iscriverci a pilates.
E a inglese.
E magari imparare a fare ceramica.
Tutto entro giovedì.
A settembre vogliamo una versione aggiornata di noi stessi
C’è qualcosa di piacevole nel pensare che possiamo ricominciare. Apriamo l’agenda e immaginiamo settimane perfettamente organizzate: lavoro svolto in anticipo, allenamenti regolari, pasti equilibrati, libri letti la sera invece di quarantacinque minuti trascorsi a guardare video sul telefono senza ricordarne nemmeno uno.
Il problema nasce quando la ripartenza diventa una richiesta di trasformazione totale. Settembre può facilmente convertirsi nel gennaio con l’abbronzatura: un mese caricato di aspettative talmente elevate che, al primo allenamento saltato o alla prima settimana disordinata, abbiamo già la sensazione di aver fallito.
Ma ricominciare non significa necessariamente rifare tutto.
Possiamo approfittare dell’energia psicologica del periodo per scegliere una cosa che desideriamo davvero cambiare, anziché compilare il piano industriale della nostra nuova personalità. Riprendere a camminare. Tornare a leggere prima di dormire. Iscriversi finalmente a quel corso. Proteggere una sera della settimana dagli impegni. Sono cambiamenti piccoli, ma proprio per questo hanno qualche possibilità in più di sopravvivere quando l’entusiasmo da quaderno nuovo sarà passato.
Anche il mondo intorno a noi ricomincia
Una parte della forza di settembre dipende dal fatto che non ripartiamo da soli. La sensazione è collettiva. Le strade tornano trafficate, i bar recuperano i clienti abituali, le palestre presentano nuovi corsi con fotografie di persone incomprensibilmente felici mentre fanno squat, cinema e teatri annunciano le stagioni, la televisione inaugura i palinsesti e le librerie cominciano a riempirsi delle novità autunnali.
Cambiano persino le conversazioni. Ad agosto chiedevamo: “Quando parti?”. A settembre chiediamo: “Quando ricominci?”.
È una differenza minuscola che racconta perfettamente il mese.
E contemporaneamente la stagione cambia senza aver ancora deciso fino in fondo di farlo. Fa caldo a mezzogiorno, fresco la sera. Continuiamo a mettere i sandali ma portiamo una giacca. Mangiamo ancora pomodori e gelati mentre cominciamo inspiegabilmente a pensare alle castagne. Settembre è una soglia, ed è forse proprio per questo che ci sembra così adatto ai nuovi inizi.
Il vantaggio rispetto a Capodanno
C’è poi una differenza fondamentale rispetto al 1° gennaio. A settembre arriviamo da un periodo che, almeno idealmente, ha contenuto più luce, tempo all’aperto, viaggi, pause o semplicemente giornate diverse dal solito. Non sempre siamo realmente riposati — alcune vacanze familiari meriterebbero il riconoscimento ufficiale di attività lavorativa usurante — ma abbiamo comunque sperimentato una rottura della routine.
Questo può aiutarci a guardare le nostre abitudini con un po’ di distanza. Forse scopriamo che qualcosa ci mancava. Oppure, cosa ancora più interessante, che qualcosa non ci è mancato affatto.
Ed è un’informazione preziosa.
La ripartenza può servire anche a questo: non soltanto ad aggiungere nuovi impegni, ma a decidere quali vecchie abitudini non vogliamo necessariamente riportare con noi.
Settembre, allora, può essere davvero una specie di Capodanno. Solo più discreto. Non ci chiede di aspettare la mezzanotte né di formulare desideri davanti a dodici acini d’uva. Ci mette davanti un calendario che torna a riempirsi e ci concede l’impressione, forse un po’ infantile ma utilissima, di avere davanti un quaderno ancora quasi bianco.
Non dobbiamo scriverci tutto il primo giorno.
E soprattutto non dobbiamo diventare persone nuove entro ottobre.
Possiamo semplicemente voltare pagina.
Senza lenticchie. E, con un po’ di fortuna, senza parenti.




