Non è pigrizia. È comfort visivo.
Il nero ci veste da sempre. Ci salva dal “oddio cosa mi metto”, dal “sto bene con questo colore?”, dal “questa giacca mi ingoffa?”.
È neutro, elegante, snellente, misterioso, sobrio, drammatico… insomma: è il nostro rifugio.

Eppure, aprendo l’armadio, ci siamo sentiti sconfitti.
T-shirt nere. Pantaloni neri. Maglie nere a collo alto. Gonne nere per ogni stagione.
“Non ho niente da mettere” lo diciamo davvero. Ma è una bugia che raccontiamo con stile.

Così ci siamo lanciati in un esperimento: indossare qualcosa di non-nero. Per una settimana.
Niente total black. Niente scuse. Niente “ma questo è blu notte, vale?”.

Il primo giorno è stato traumatico.
Abbiamo messo una maglia color burro e ci siamo sentiti nudi e vulnerabili, come se stessimo urlando al mondo “Guardami, sono disponibile alla vita.”
Spoiler: non lo eravamo.

Il secondo giorno è spuntato il verde salvia.
Poi un beige inquietante.
Poi un cardigan terracotta che ci ha fatto sentire alternativi e fragili.
Abbiamo ricevuto commenti tipo:
“Stai bene così!”
“Sei malato?”
“Ti hanno licenziato?”

Nessuno era pronto.

Eppure qualcosa è successo.
Cambiare colore ha cambiato l’umore. Ci siamo sentiti più visibili.
Più esposti, sì. Ma anche più presenti.
Meno in incognito.
Come se quel nero, che ci aveva sempre protetto, fosse diventato anche una corazza da cui era ora di uscire.
Almeno il mercoledì.

Alla fine della settimana, siamo tornati al nero.
Ma con più consapevolezza.
Lo abbiamo scelto, non subito. Non per forza. Non sempre.
E forse è questo l’equilibrio giusto:
sapere che abbiamo opzioni.
Anche se tutte sono fatte in taglia M e finite nello stesso mucchio indistinto.