CASO ‘INSATIABLE’ E BODY SHAMING

Continua a divampare la polemica sollevata per la serie tv “Insatiable”, il teen drama per il quale sono state raccolte oltre 111 mila firme per fermarne la messa in onda perchè accusato di fat shaming, ovvero di atti di bullismo nei confronti delle persone in sovrappeso. La serie ha sollevato numerosi interrogativi anche da parte di medici e nutrizionisti, soprattutto in relazione ai risvolti legati agli effetti sul pubblico più giovane e su chi è affetto da disordini alimentari.

“Portare alla luce una tematica così delicata e così attuale come il body shaming – afferma la psichiatra Sara Bertelli, presidente di Nutrimente Onlus – può essere positivo per sensibilizzare e mostrare il dolore per chi lo vive. Per quanto si possa capire da pochi fotogrammi del trailer della serie tv, mi sembra che vi sia realismo nel descrivere il disagio emotivo e sociale di isolamento fra pari, sottolineato dalle prese in giro dirette e volgari sulle forme fisiche della protagonista. Una fotografia cruda e diretta di quanto possa capitare fra pari in età adolescenziale, dove il corpo, con le sue forme, veicola una parte centrale dell’identità ed un canale per essere accettati nel gruppo”.

Secondo Bertelli, il problema maggiore sta nella distorta lettura del dimagrimento eccessivo vissuto dalla protagonista, che rischia di essere letto in maniera errata da chi soffre di disturbi alimentari.

“Ci sono diversi rischi – continua Bertelli -. Facendo fede a quello che emerge nel trailer dove la protagonista, in seguito ad un incidente perde peso e diventa magra, ritengo sia poco realistica la risoluzione del problema attraverso il cambio corporeo, vissuto come successo quasi miracoloso. La rivalsa tramite il cambiamento del corpo, che si uniforma a stereotipi di magrezza e diventa potenziale sinonimo di successo, e di accettazione fra pari, credo possa essere pericoloso. Lo sviluppo di diete fai da te o comportamenti alimentari non corretti, da possibile soluzioni, rischiano di divenire una nuova gabbia, e a volte una vera e propria patologia.”