🪞 Lo specchio non è cattivo. È solo… insistente.
📱 E oggi non è nemmeno solo lo specchio: sono i selfie, la fotocamera frontale che si apre per sbaglio, i riflessi nelle vetrine, le videochiamate che ti mostrano mentre parli (idea geniale: farci vedere mentre viviamo).
😵💫 Così ci è venuto un pensiero semplice e un po’ folle: e se smettessimo per due giorni?
🧪 Il test è nato quasi per gioco: 48 ore senza specchi, senza selfie, senza “controlli riflessivi”.
🙃 E invece di essere una stupidaggine, è diventato un esperimento sorprendentemente serio. Come quando dici “facciamo una camminata” e poi ti ritrovi a fare terapia lungo il fiume.
🧻 Regole semplici (ma più difficili del previsto)
🚫 Niente specchio del bagno.
🚫 Niente specchietto in ascensore (il nostro preferito, ovviamente).
🚫 Niente fotocamera frontale.
🚫 Niente “mi sistemo un attimo” nelle vetrine dei negozi.
✅ Consentito: igiene di base senza monitoraggio estetico (lavarsi i denti sì, valutare la simmetria delle sopracciglia no).
🫠 Prima reazione: “Facile.”
⏱️ Seconda reazione, dopo 12 minuti: “Incredibile quanto spesso cerchiamo conferma di esistere.”
🔁 Le prime 6 ore: la sindrome del controllo automatico
🤳 Il gesto più frequente non era “guardarsi per vanità”. Era guardarsi per controllo.
Tipo: ho la faccia stanca? Sono presentabile? Ho qualcosa tra i denti? Ho l’aria di una persona che ha dormito o di un sacchetto di patate?
🧠 Lo specchio, abbiamo capito, è una verifica continua: come se il nostro corpo dovesse superare un check-point ogni due ore.
E senza specchio ci è venuta una sensazione stranissima: insicurezza senza prova.
😬 Non potevamo “aggiustare” niente, e questo ci rendeva nervose.
Poi è successa una cosa ancora più interessante:
😌 dopo un po’, il nervosismo ha iniziato a scendere. Come se il cervello si stancasse di chiedere approvazione.
🌿 Il giorno dopo: meno controllo, più spazio mentale
🧠 A un certo punto abbiamo notato un vuoto. Ma non un vuoto triste. Un vuoto utile.
Quello spazio che di solito occupiamo con:
- come mi sta la faccia oggi
- i capelli sono ok?
- sto ingrassando?
- questa maglia mi fa sembrare “troppo qualcosa”?
🕊️ E quando quella voce si abbassa, succede una cosa quasi comica:
ti viene voglia di fare altro.
🍳 Cucinare, lavorare, parlare, camminare, vivere senza monitorarti.
Senza specchio ci siamo sentite meno “in scena”.
E quindi, paradossalmente, più presenti.
🧩 La parte più inquietante: la nostalgia dell’autocritica
🫣 Dopo circa 30 ore, è arrivata una sensazione che non ci aspettavamo: la mancanza dell’autocritica quotidiana.
Come quando smetti di leggere commenti tossici e dopo un po’ ti manca… il caos.
Perché lo specchio non è solo un oggetto: è un’abitudine emotiva.
🗣️ È quel dialogo interno che ci accompagna da anni: aggiusta, correggi, migliora, controlla.
E smettere di farlo è liberatorio, sì, ma anche destabilizzante. Perché significa togliersi un “ruolo” che conosciamo bene: quello di giudici di noi stesse.
💡 Cosa abbiamo imparato (senza fare le santone)
✅ Che guardarsi non è un problema.
❌ Ma farlo in automatico, per rassicurarsi o punirsi, un po’ sì.
✅ Che il corpo non ha bisogno di essere verificato continuamente per esistere.
✅ Che molte delle nostre ansie estetiche non nascono dal corpo, ma dalla frequenza del controllo.
E soprattutto:
🧠 quando smettiamo di guardarci, iniziamo a sentirci di più.
E spesso è esattamente ciò che volevamo, ma non sapevamo chiedere.
🪞 Alla fine delle 48 ore, lo specchio è tornato. Ma noi un po’ diverse.
Quando abbiamo riaperto la porta dello specchio (metaforicamente: il bagno), ci siamo guardate e abbiamo pensato:
“Ah, ok. Ecco.”
Niente colpi di scena. Nessun miracolo. Nessun crollo.
Solo una consapevolezza nuova:
📌 lo specchio è uno strumento. Non deve essere un tribunale.
E forse, ogni tanto, disintossicarsi da quell’amico manipolativo non significa lasciarlo per sempre.
Significa ricordarsi che possiamo dirgli: “Grazie, ma oggi non ho tempo per te.”




