A settembre non rientriamo soltanto noi. Rientrano anche le nostre cose, spesso con un’identità leggermente diversa da quella con cui erano partite. La borsa di paglia che ad agosto conteneva crema solare, pareo e un romanzo spiegazzato improvvisamente si ritrova sull’autobus con dentro un computer. Il foulard annodato tra i capelli nelle giornate di vento finisce al collo sopra una camicia da ufficio. Gli occhiali da sole, fino a ieri abbandonati accanto a una granita, vengono appoggiati con aria serissima su una scrivania tra agenda e documenti.
È uno degli aspetti più divertenti del rientro: gli accessori cambiano aria prima ancora che cambiamo davvero stagione. Non abbiamo ancora voglia di archiviare l’estate, ma nemmeno possiamo presentarci alla riunione del lunedì con la borsa frigo. Almeno, non senza suscitare domande.
Così comincia una piccola migrazione domestica. Gli oggetti escono dalle valigie, attraversano camere e armadi e ricompaiono in posti nei quali, soltanto qualche settimana prima, sarebbe stato difficile immaginarli.
La borsa di paglia prende l’autobus
È forse lei la protagonista assoluta di questa seconda vita. La borsa di paglia non vuole più andare in pensione il 31 agosto, e francamente ha ragione.
Durante le vacanze è stata riempita senza alcuna disciplina: telo da mare, acqua, libro, conchiglie raccolte per ragioni che sul momento sembravano fondamentali, scontrini, elastici e almeno mezzo chilo di sabbia clandestina. A settembre può diventare invece una borsa da città, soprattutto nelle giornate ancora luminose, indossata con jeans, camicia bianca, blazer leggero o un abito semplice.
Il contrasto è proprio ciò che la rende interessante. Un accessorio inequivocabilmente estivo entra in un contesto più urbano e improvvisamente sembra meno vacanziero e molto più personale. Dentro, al posto della crema solare, troviamo auricolari, agenda e chiavi dell’ufficio. Probabilmente la sabbia resta. Quella ha ottenuto la residenza.
Il foulard smette di fare la diva sulla spiaggia
Durante l’estate lo abbiamo annodato sulla testa, legato alla borsa, usato come fascia e, nei momenti di particolare ottimismo, immaginato svolazzante mentre guidavamo una cabriolet lungo la Costa Azzurra. Nella realtà eravamo probabilmente su una utilitaria con l’aria condizionata troppo alta, ma la moda vive anche di piccole narrazioni private.
A settembre il foulard cambia completamente contesto. Può comparire sotto il colletto di una camicia, intorno al manico di una borsa più strutturata oppure al collo nelle prime mattine fresche. Un oggetto associato alle vacanze diventa così uno dei modi più semplici per rendere meno prevedibile ciò che indossiamo tutti i giorni.
E forse è proprio questo il segreto degli accessori nel periodo di passaggio: non serve comprarne immediatamente di nuovi. Basta guardarli fuori dal contesto nel quale ci siamo abituati a vederli.
Gli occhiali da sole diventano improvvisamente cittadini
Gli occhiali da sole non hanno neppure bisogno di essere riconvertiti. Settembre continua a regalarci giornate luminose e loro passano semplicemente dalla spiaggia al marciapiede, con una sorprendente capacità di adattamento.
Cambiano però le cose che li circondano. Non sono più accanto a un cappello di paglia e a una bottiglia d’acqua infilata nella sabbia, ma sopra una pila di libri, sul tavolino di un bar durante la pausa pranzo o dentro una borsa insieme al portatile.
È curioso quanto il contesto riesca a modificare la percezione dello stesso oggetto. Una montatura importante che in vacanza sembrava quasi teatrale, con una giacca maschile e un paio di jeans può diventare improvvisamente rigorosa. Gli occhiali colorati, invece, portano nella città quel piccolo residuo di irresponsabilità estiva di cui, a settembre, abbiamo ancora disperatamente bisogno.
Il pareo può avere una seconda vita, ma manteniamo la calma
Qui entriamo in territorio più rischioso.
Un grande pareo stampato può diventare una sciarpa leggera, essere annodato a una borsa o, se tessuto e dimensioni lo consentono, trasformarsi in una sovrapposizione interessante sopra un abito essenziale. Non tutto ciò che abbiamo portato a Formentera, tuttavia, deve necessariamente partecipare alla vita d’ufficio.
La parte divertente sta proprio nel provare.
Appoggiare un accessorio estivo accanto ai capi che stiamo ricominciando a indossare può produrre abbinamenti che a giugno non avremmo considerato. Una collana colorata sopra una semplice maglia. Una cintura intrecciata su un pantalone sartoriale. Una pochette di rafia indossata la sera in città invece che durante una cena sul lungomare.
A volte funziona. A volte sembriamo aver perso il traghetto per Ponza e aver deciso di andare direttamente in banca. Anche questo fa parte della ricerca.
Le collane dell’estate sopra la prima camicia
Ci sono poi gli accessori piccoli, quelli che sembrano appartenere ancora di più ai ricordi. Braccialetti, orecchini, collane con pietre, cordoncini, piccoli charms acquistati durante un viaggio. In estate vivevano sulla pelle nuda; a settembre possono finire sopra una camicia, accanto a una giacca o insieme a un maglioncino leggero.
Ed è proprio lì che diventano interessanti.
Un oggetto estivo inserito in un abbigliamento più composto rompe quella sensazione da “uniforme del rientro” che rischia di impossessarsi dell’armadio. Non dobbiamo necessariamente cambiare guardaroba per sentirci diversi: spesso basta un dettaglio proveniente da un altro momento della nostra vita.
È come portarsi dietro una piccola prova materiale che agosto è realmente esistito e non è stato soltanto un’allucinazione provocata dal caldo.
Ricominciare quasi da zero, senza comprare tutto da zero
Forse è questo il lato più interessante del cambio di stagione. Siamo bombardati dall’idea che settembre debba coincidere con il nuovo: nuova agenda, nuove scarpe, nuova borsa, nuovo guardaroba, possibilmente anche nuova personalità entro il giorno 15.
Ma ricominciare non significa necessariamente sostituire.
Può significare spostare, mescolare, togliere un’etichetta mentale. Guardare la borsa che avevamo classificato come “mare” e portarla in città. Prendere gli orecchini delle vacanze e indossarli con una giacca. Legare il foulard estivo a una borsa autunnale. Lasciare che qualcosa appartenga contemporaneamente a due stagioni.
In fondo settembre è esattamente questo: un mese nel quale convivono sandali e mocassini, finestre aperte e prime coperte, gelati pomeridiani e improvvise voglie di risotto.
Anche gli accessori possono permettersi la stessa incoerenza.
Così, mentre noi torniamo al lavoro cercando faticosamente di ricordare password, orari e quale giorno passi la raccolta della carta, le nostre cose ricominciano una vita nuova senza aver comprato un biglietto di sola andata.
La borsa di paglia prende la metropolitana. Il foulard entra in ufficio. Gli orecchini comprati su un’isola vanno a cena in città.
E per qualche settimana, almeno loro, sembrano sapere perfettamente come si fa a tornare senza tornare davvero.




