Succede sempre con una certa mancanza di tatto. A fine agosto ci guardiamo allo specchio soddisfatte: pelle dorata, gambe che sembrano improvvisamente più interessanti, quel colorito che rende persino una maglietta bianca un progetto estetico. Poi arriva settembre e, lentamente, l’abbronzatura comincia a fare le valigie.
Noi naturalmente reagiamo con maturità. Vale a dire osserviamo ossessivamente avambracci e décolleté alla luce naturale, confrontiamo fotografie di tre settimane prima e valutiamo tecniche di conservazione del colore come se fossimo responsabili del restauro della Cappella Sistina.
La cattiva notizia è che non esiste una trattativa diplomatica capace di convincere l’abbronzatura di agosto a restare fino a novembre. Quella buona è che non c’è niente da “riparare”: la pelle sta semplicemente continuando a fare il proprio lavoro.
Quell’abbronzatura non era una medaglia alla salute
Prima di cercare di conservarla disperatamente, conviene ricordare una cosa poco romantica: l’abbronzatura prodotta dal sole è una risposta della pelle all’esposizione ai raggi UV e non è considerata un segno di salute. L’American Academy of Dermatology ricorda che non esiste un’abbronzatura da UV priva di rischio e che l’esposizione accumulata contribuisce al fotoinvecchiamento e aumenta il rischio di tumori cutanei.
Questo non significa passare settembre a rimproverarci per ogni pomeriggio trascorso sulla spiaggia. Significa semplicemente cambiare obiettivo: invece di domandarci “come faccio a restare abbronzata?”, possiamo chiederci “come accompagno la pelle verso l’autunno senza tormentarla?”
Domanda decisamente meno glamour, ma la pelle tende a essere molto pratica.
Lo scrub furioso non è un piano
Quando il colore comincia a diventare meno uniforme nasce spesso l’idea dello scrub energico: eliminare cellule superficiali, uniformare tutto e ripartire. Solo che strofinare con entusiasmo non accelera magicamente l’arrivo di una pelle perfetta.
L’esfoliazione può far parte della skincare, ma deve essere scelta in base al tipo di pelle e praticata con delicatezza. L’AAD avverte che un’esfoliazione troppo aggressiva può provocare irritazione, rossore e peggiorare la secchezza; inoltre non andrebbe eseguita sulla pelle scottata o lesionata. Se si utilizzano già retinolo, retinoidi o altri prodotti potenzialmente irritanti, aggiungere un’esfoliazione intensa può rendere la pelle ancora più sensibile.
Quindi possiamo archiviare lo scrub che sembra carta vetrata per mobili da giardino.
Se vogliamo esfoliare, meglio poco e gentilmente, adattando frequenza e prodotto alla propria pelle. E se la pelle è ancora irritata, arrossata o si sta spellando dopo una scottatura, niente esperimenti.
A settembre l’idratazione torna protagonista
Dopo settimane trascorse tra sole, vento, mare, piscina e aria condizionata, può essere utile riportare la routine verso qualcosa di molto semplice: detersione delicata e idratazione regolare.
Una crema idratante aiuta a trattenere acqua nella pelle e può migliorare l’aspetto di una cute secca o poco luminosa. Se la pelle è sensibile, anche scegliere formulazioni prive di profumo può ridurre il rischio di irritazione.
Non occorre quindi inaugurare settembre acquistando sette sieri, tre maschere e un misterioso flacone con scritto “renewal complex” che nessuno sa veramente dove inserire nella routine.
Prima guardiamo come sta la pelle.
Se tira, semplifichiamo. Se appare secca, idratiamo. Se è irritata, evitiamo di sovraccaricarla. Il rientro può essere il momento della sottrazione, non necessariamente quello in cui il mobile del bagno diventa una filiale della cosmetica internazionale.
E la protezione solare non va in ferie
Uno dei piccoli equivoci di settembre è pensare che, spariti ombrellone e costume, possa sparire anche la protezione solare.
Gli UV naturalmente non ricevono il calendario scolastico.
La protezione resta importante anche dopo l’estate. L’AAD raccomanda una protezione ad ampio spettro, resistente all’acqua e con SPF 30 o superiore, insieme a ombra e abbigliamento protettivo quando opportuno.
Ed è probabilmente questa l’abitudine estiva che vale davvero la pena portarsi dietro. Non il pareo annodato in modo improbabile, non il cocktail delle 18.30 e neppure la convinzione che le infradito possano essere scarpe da città.
La protezione solare sì.
Se proprio non vogliamo salutare il colorito
C’è poi una soluzione molto semplice per chi ama vedersi leggermente dorata anche quando l’abbronzatura naturale sta svanendo: l’autoabbronzante.
Non prolunga l’abbronzatura ottenuta dal sole, naturalmente, ma può dare temporaneamente colore alla superficie della pelle senza richiedere ulteriori esposizioni agli UV. L’AAD lo indica infatti come alternativa per chi desidera un aspetto abbronzato, ricordando però che l’autoabbronzante non sostituisce la protezione solare.
Qui una leggera esfoliazione prima dell’applicazione può aiutare a ottenere un risultato più uniforme, soprattutto nelle zone più spesse come gomiti, ginocchia e caviglie.
La parola fondamentale resta comunque “leggera”. Non dobbiamo preparare la pelle come una parete prima dell’intonaco.
Forse possiamo semplicemente lasciarla andare
C’è qualcosa di curioso nel modo in cui viviamo l’abbronzatura: impieghiamo settimane per conquistarla e poi altre settimane cercando di impedirle di scomparire.
Ma settembre è anche questo. Il segno del costume diventa meno evidente, il viso torna gradualmente alla sua tonalità abituale e quel bronzo uniforme lascia spazio a qualcosa di meno spettacolare ma molto più importante: una pelle che non deve dimostrare di essere appena tornata dalle vacanze.
Accompagnarla significa soprattutto evitare aggressioni inutili, idratarla se ne ha bisogno, continuare a proteggerla dal sole e osservare eventuali cambiamenti che meritino l’attenzione di un dermatologo.




