Settembre arriva con una reputazione francamente impegnativa. Dovremmo tornare dalle vacanze riposati, pieni di idee, pronti a iniziare un corso di pilates, riorganizzare l’agenda, mangiare meglio, imparare lo spagnolo e possibilmente dare finalmente una direzione alla nostra esistenza.

Poi arriva il primo lunedì mattina.

Accendiamo il computer.

Password.

E improvvisamente scopriamo che il nostro grande progetto di rinascita personale si è arenato davanti a otto caratteri, una maiuscola e quel numero che eravamo assolutamente certi di ricordare. Benvenuti nel rientro vero, quello che nelle fotografie motivazionali compare raramente.

Prima di ricominciare dobbiamo ricordarci come si faceva

Durante le vacanze abbiamo interrotto una quantità sorprendente di piccoli automatismi. Non soltanto sveglia, traffico e orari. Abbiamo smesso di compiere decine di gesti che normalmente eseguiamo senza pensarci: preparare la borsa la sera, controllare l’agenda, ricordare dove abbiamo lasciato il badge, organizzare la spesa in funzione della settimana, capire quando mettere la lavatrice perché domani non sarà domenica.

Sono cose minuscole, eppure costituiscono buona parte della nostra routine.

Quando torniamo, quindi, non dobbiamo necessariamente reinventare la nostra vita. Molto più modestamente, dobbiamo rimettere in moto una serie di meccanismi che per qualche settimana abbiamo lasciato fermi. È meno suggestivo di “diventa la versione migliore di te stesso”, certo. Ma almeno sappiamo da dove cominciare.

Anche la concentrazione è rimasta un po’ in vacanza

Il primo giorno davanti al computer può avere una dinamica particolare. Apriamo la posta, troviamo una quantità offensiva di messaggi, ne leggiamo tre, apriamo un documento, torniamo alla posta, guardiamo il calendario, ricordiamo vagamente una riunione di cui avevamo rimosso l’esistenza e alle 10.42 abbiamo già la sensazione di aver lavorato per sette ore.

Non significa necessariamente che abbiamo perso ogni capacità professionale durante agosto.

La concentrazione dipende anche dal contesto e dalle abitudini. Dopo un periodo in cui giornate e attività erano organizzate diversamente, può essere normale avere bisogno di qualche giorno per recuperare il proprio ritmo. Pretendere immediatamente la stessa velocità che avevamo prima delle ferie aggiunge spesso soltanto una seconda fatica alla prima: oltre a essere distratti, cominciamo anche a innervosirci perché siamo distratti.

Un capolavoro di efficienza umana.

Per i primi giorni può essere più utile ridurre il rumore: poche priorità concrete, intervalli di lavoro gestibili, notifiche non indispensabili silenziate e un’agenda che non sembri il tabellone delle partenze di una stazione ferroviaria.

La memoria esterna è nostra amica

C’è una strana forma di orgoglio che ci porta a pensare di dover ricordare tutto.

Non dobbiamo.

Liste, calendario, promemoria e password manager esistono precisamente perché il cervello possa occuparsi anche di altro. Scrivere ciò che dobbiamo fare non è una dichiarazione di fallimento cognitivo: è semplicemente un modo per togliere informazioni dalla testa e metterle in un posto dove possiamo ritrovarle.

Nei primi giorni di rientro può essere particolarmente utile preparare una lista molto breve. Non “sistemare la vita entro venerdì”, ma cose banalmente realizzabili: rispondere a quelle tre email, fissare un appuntamento, comprare ciò che manca in casa, controllare le scadenze della settimana.

E magari recuperare la password.

Quella resta prioritaria, visto che senza di lei il nostro glorioso ritorno alla produttività consiste principalmente nel fissare una schermata blu.

Non tutte le abitudini devono tornare contemporaneamente

Settembre possiede un’altra caratteristica piuttosto pericolosa: ci fa venire voglia di ricominciare tutto nello stesso momento.

Lunedì torniamo al lavoro. Martedì palestra. Mercoledì dieta. Giovedì corso. Venerdì finalmente organizziamo le fotografie dal 2019. Nel weekend decluttering generale e preparazione dei pasti per i successivi quattordici mesi.

Possiamo anche non farlo.

Anzi, recuperare prima le abitudini fondamentali rende probabilmente più semplice aggiungere il resto. Sveglia abbastanza regolare, pasti a orari sensati, qualche momento di movimento, una gestione minima degli impegni e soprattutto un ritmo serale che permetta di dormire abbastanza.

Il resto può aspettare.

Il corso di ceramica non si offenderà.

Il mistero del “che giorno è?”

Poi c’è quella sensazione tipica delle prime settimane di settembre: essere convinti che sia mercoledì quando è lunedì, oppure vivere un giovedì con la certezza emotiva che dovrebbe essere venerdì.

Le vacanze modificano i riferimenti che normalmente distinguono le nostre giornate. Il martedì non è più “il giorno della palestra”, il giovedì non è “quello della riunione”, il sabato perde la sua eccezionalità perché anche mercoledì abbiamo fatto colazione alle dieci.

Quando torniamo, dobbiamo ricostruire quella mappa.

Possiamo aiutarci rimettendo gradualmente alcuni punti fermi nella settimana: un’attività sempre nello stesso giorno, una spesa programmata, una serata libera, un appuntamento ricorrente. Non per trasformare settembre in un regime militare, ma perché un po’ di prevedibilità riduce la quantità di decisioni che dobbiamo prendere continuamente.

La routine, dopotutto, ha una pessima reputazione finché non ne perdiamo una.

Il rientro non deve essere una trasformazione personale

Forse il problema principale di settembre è proprio il racconto che gli abbiamo costruito intorno.

Nuova stagione, nuova vita, nuovi obiettivi, nuovo te.

Ma perché?

Siamo stati via quindici giorni, non abbiamo attraversato un portale dimensionale. Possiamo tornare semplicemente come eravamo, magari con qualche abitudine da rivedere e qualche desiderio nuovo, senza trasformare il primo lunedì in una conferenza aziendale sulla nostra crescita personale.

Anche perché ricominciare non significa necessariamente accelerare.

Può voler dire recuperare lentamente familiarità con le proprie giornate, capire quali abitudini ci mancavano davvero e quali invece abbiamo scoperto con una certa soddisfazione di poter vivere benissimo senza.

Concediamoci la settimana di decompressione

I primi giorni possono quindi diventare una piccola zona franca. Non un’altra vacanza, purtroppo. Non esageriamo.

Piuttosto un periodo di riassestamento in cui evitare di giudicare ogni dimenticanza, ogni momento di stanchezza e ogni mezz’ora trascorsa a cercare un documento che prima trovavamo in dodici secondi.

Rimettiamo in ordine poche cose. Recuperiamo gli orari. Facciamo liste brevi. Lasciamo qualche spazio vuoto. E soprattutto non trasformiamo la fisiologica lentezza del rientro nella prova che dobbiamo urgentemente diventare persone migliori.

Tra qualche giorno sapremo di nuovo che giorno è.

Ritroveremo il badge.

Ricorderemo persino dove avevamo salvato quel file.

E un mattino digiteremo la password del computer al primo tentativo, senza pensarci.

Quello sarà il vero nuovo inizio.

Niente mantra, niente agenda nuova color salvia, niente “versione 2.0 di noi stessi”.

Solo otto caratteri corretti.

E, per settembre, può già bastare.