In scena fino al 2 febbraio la  più famosa delle commedie di Natalia Ginzburg traccia il ritratto di un matrimonio borghese tra Giuliana (Chiara Francini), una giovane donna di bassa estrazione sociale e Pietro (Emanuele Salce), flemmatico avvocato di successo.
“In un dialogo scenico che assume la maschera della conversazione ma è semmai il suo contrario”, i protagonisti evidenziano un rapporto molto particolare. Ma chi è Pietro? Un maschio che la Ginzburg ha spodestato? O un altro modo di essere. Lo abbiamo chiesto a Emanuele Salce che interpreta molto abilmente il ruolo che lui stesso definisce di “un uomo con i piedi per terra, di peso, che ha sposato l’esatto opposto di sua madre (Anita Bartolucci) ,severa e bigotta. Anche se, continua Salce, il rapporto madre-figlio, con cui si convive anche da adulti, non si risolve mai.
Quindi questo essere accomodante di Pietro nei confronti della moglie, giova all’amore? Solo se si accetta di essere quello che si è, dice l’attore, e soprattutto se si tratta di un amore sincero.
Amore, dunque. Ma che cos’è l’amore per Emanuele Salce?L’amore è un cerchio:amicizia, lealtà, fiducia ma anche passione. Un arcobaleno.
Una sottile ironia pervade la commedia: raccontare in tono quasi allegro gli eventi più problematici. Come affronta i problemi della vita l’interprete di Pietro?
Non penso che giova alla risoluzione del problema ingigantirlo. Infatti per impostazione cerco sempre di scoprirne l’aspetto leggero. Il male non è sempre negativo. Piuttosto un’occasione. Penso che tutto dipenda dalle energie di cui in quel momento disponiamo.
Quindi lanciamo un messaggio di ottimismo?Sì, provarci sempre  o al massimo essere pessimisti scaramantici.
Il che non guasta mai.