Decidendo di rifare “Il giuoco delle parti” a distanza di unaquindicina d’anni da una messa in scena di Gabriele Lavia per il Teatro Eliseo,che all’epoca dirigevo con lui insieme a Rossella Falk, mi scopro nella stessaposizione di quando riprendo un libro in mano e sento che molti pericoli sonoin agguato primo fra tutti quello di non trovare le stesse emozioni di quellaprima volta. Così, col mio regista Roberto Valerio che proprio con me avevadebuttato come attore in quel “Giuoco delle parti” di tanti anni faci siamo posti una domanda, fra le tante possibili: ma questo protagonista dellastoria, questo Leone Gala, che dice di aver capito il gioco, questo famigerato”gioco della vita” lo aveva poi veramente capito? La didascaliaoriginale di Pirandello che accompagna il finale della commedia ci descrive unLeone quasi serafico che, dopo aver mandato il suo rivale al macello, siappresta a gustare il suo uovo alla coque quotidiano. Questa è l’immagine chechiude tutte le edizioni che ho visto di questa pièce. Ed è certamentel’immagine di un cinismo sublime ed insieme inquietante. Proprio questosinistro aspetto della personalità di Leone Gala ha fatto nascere in noi questadomanda: ma davvero finisce tutto li? Quest’uomo che in nome della ragione harifiutato il contatto con i suoi simili, quest’uomo che si è vuotato delleproprie emozioni e si è dedicato ad una vita di reclusione dividendosi tra ilibri e la cucina, metafora del vuoto e del pieno e che parla quasicontinuamente di istinto e di ragione….. in fondo non è un uomo che …s-ragiona? E se così fosse, ci siamo chiesti, quale potrebbe essere la sorteriservata ad un uomo così sragionante una volta che il sipario si sia chiusodavanti a lui? Abbiamo così cominciato a ipotizzare possibili scenari di unapost-vicenda, e abbiamo immaginato un Leone Gala che viva oltre il limite che lacommedia gli ha assegnato, un Leone più invecchiato e ossessivamente allaricerca del suo passato, e che lo rivive come farebbe uno scrittore che vogliamettere ordine alle sue bozze o cambi la sequenza delle scene, o addirittura lesopprima. Apparentemente Leone Gala è una gran brava persona ma è certamente unfolle, un assassino col sorriso sulle labbra e la morte nel cuore. Nel nostrospettacolo lo ritroviamo in un luogo che non può essere una prigione perché lasua colpa, nonostante la tragica conclusione, è stata solo virtuale. Il luogodove collochiamo il nostro protagonista è certamente uno spazio dove la ragioneconvive con la pazzia, dove gli abiti mentali con cui si sono mascherate leapparenze sono stati dismessi, dove il passato ritorna perché del passato nonsi può vedere solo ciò che è passato ma anche ciò che è sempre presente; è il”luogo – prigione” di un Enrico IV che gira in costume là dove tuttisono vestiti normalmente e tutti fanno finta di non accorgersene… È ilpalcoscenico di Hinkfuss, il regista di “Questa sera si recita asoggetto”, che in piena crisi creativa cambia le scenografie quasi acapriccio e commenta le azioni degli attori durante le prove… È soprattutto unluogo che scardina il salotto borghese ed allarga il campo verso qualcosa dipiù proiettato all’esterno, un esterno in cui l’uomo è più disarmato e perciòpiù vulnerabile e in qualche modo più simile e vicino ai nostri contemporanei. Questa è la seconda produzione della compagnia alla quale ho dato il mionome e mettendo accanto a talenti sicuri come Alvia Reale, Michele di Mauro eFlavio Bonacci altri attori rigorosamente scelti nel tentativo di scavalcaregli stereotipi che di solito infestano queste commedie apparentemente borghesiho voluto dare a tutti un motivo per lavorare con creatività innovativa ma conintelligente rispetto della tradizione. Sono molto orgoglioso del lavoro fattofin qui e, qualunque possa essere il risultato finale, ho la consapevolezza diaver trasmesso alla compagnia tutti i valori di professionalità e di rigore chela storia dalla quale provengo mi hanno insegnato.Non abbiamo ancora deciso se nel finale del nostrospettacolo io spezzerò un uovo alla coque come si è sempre fatto (sto scrivendoqueste note durante le prove…), ma certamente quel finale appartiene alpassato, Leone Gala lo ha già vissuto… e quello che lo attende è sicuramenteo un riposo che lo allontani dalla meschinità degli uomini e lo avvicini allaserenità degli dei… o qualcosa che in questi giorni ci verrà in mente edunque, al momento, una sorpresa. Oggi, nel momento in cui state leggendoqueste mie note, prima che si alzi il sipario, è chiaro che qualche soluzionesaremo riusciti a trovarla e mi auguro che non sia solo una trovata teatrale mauna vera idea, di quelle che mettano in evidenza il senso del lavoro che stiamoinseguendo da mesi e che chiarifichino a noi quello che abbiamo tentato di faree a voi quello che state per vedere.Umberto Orsini 

TEATRO ELISEO
via Nazionale, 183 00184 Roma
T.(centralino) 06 488 721
T.(botteghino) 06 4882114 | 06 48872222Orari recite:
martedì, giovedì, venerdì ore 20.45
mercoledì, domenica ore 17.00
sabato ore 16.30 e 20.45