“Quando sei qui con me/questa stanza non ha più pareti ma alberi/alberi infiniti quando sei qui vicino a me/questo soffitto viola no, non esiste più/Io vedo il cielo sopra noi…” I versi di Gino Paoli condensano in modo fulminante una delle chiavi di lettura più pregnanti per l’analisi della carta da parati realizzata da Affreschi & Affreschi: ovvero l’essere contemporaneamente in una stanza e in “un altrove”.

In realtà le creazioni di Affreschi & Affreschi (una carta da parati speciale, ricoperta da uno strato di intonaco ottenuto con un impasto di 27 materie prime, tra cui spiccano il marmo di Carrara e il travertino romano, in pratica un muro che si arrotola…) sono in realtà uno “strumento di viaggio”. Ben oltre la decorazione, esse diventano meccanismo di sfondamento delle pareti. “Finestre” su un mondo altro, a volte lontano, a volte irraggiungibile, comunque sempre idealizzato, utile a compensare quelle “mancanze” che il muro bianco evidenzierebbe.

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Ma partiamo dalla “scatola”. Chi tra noi, da bambino non ha preso almeno una volta nella vita, una scatola di scarpe per trasformarla in una casa (per un criceto, per una bambola)? E allora le pareti di cartone si coprivano di collage colorati o di fogli di giornale, di figurine adesive. Poi al centro si potevano disporre seggioline di filo di ferro o armadi di cartone, ma poco importava: la stanza, e il gioco con essa, era “finito”così, all’atto stesso di aggiungere la “carta sui muri”.

Ma, tornando ora adulti: ogni vera stanza, in ogni vera casa, è in realtà una scatola. A volte una scatola grande o con un lato aperto su un bellissimo paesaggio. A volte, arredata con gusto e con cultura. Ma sempre una scatola! Dai tempi dei tempi questa scatola la si è dipinta: di rosso caldo a Pompei, di grigio perla alla Malmaison… I più coraggiosi provavano colori diversi su pareti diverse e Gio Ponti, intorno al 1930, invitava a non considerare una legge nemmeno il soffitto bianco.

Ma qui finisce la libertà concessa dalle idropitture, qui finisce il regno dell’imbianchino e comincia quello della carta da parati di Affreschi & Affreschi. Righe, fiori o paesaggi. Melograni beneaugurali. Follia e razionalità. Minimal e maximal. Trompe- l’oeil a spiegare la voglia adi essere altrove. I quattro lati della scatola stanza, avvolti in una scenografia materica, testimoniano scelte ben precise, raccontano il gusto di un epoca e un’opzione di racconto.

La realtà artigianale dell’Azienda pugliese risponde perfettamente, in termini di gusto, a quella voracità di immagini che contraddistinge i nostri tempi. Ecco allora che l’oggi privilegia la carta “opera”, la carta”racconto” e la matericità. In più naturale ed ecosostenibile. E i suoi designer scoprono l’enorme possibilità evocativa di una carta che riproduce il muro stesso. Un gioco progettuale non da tutti, che richiede un occhio diverso. L’occhio che sa immaginare, e controllare, un decoro pervasivo, che assume le dimensioni stesse dell’ambiente.

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