Spoiler: non siamo ancora santi, ma almeno non abbiamo aperto il secondo bicchiere.

Abbiamo detto “basta”.
Al bicchiere di vino post-tutto.
Alla birretta innocente che diventa due.
Ai brindisi di cortesia.
Alla convinzione che “solo un sorso mi rilassa”.

Era gennaio.
Eravamo ispirati, gonfi di buone intenzioni e acqua frizzante.
E quindi abbiamo provato:
meno alcol, più sonno.
Ecco cosa è successo. Con onestà e poca grazia.

Giorno 1: la cena più lunga della nostra vita

Senza bicchiere in mano, abbiamo scoperto che la conversazione a tavola dura molto di più.
Troppo.
Ogni sorso d’acqua sembrava una punizione.
Ma ci siamo addormentati in 7 minuti netti.
Coincidenze? Non crediamo.

Giorno 3: il corpo si lamenta, ma anche no

Mal di testa? No.
Sogni strani? Sì.
Stiamo smaltendo silenzi interiori e calici residui dalle Feste.
Ci sentiamo più lucidi, ma anche più in sospensione.
Tipo nebbia con le gambe.

Giorno 5: la luce del mattino non ci odia

Ci siamo svegliati alle 7:15.
Senza maledire l’esistenza.
Siamo diventati quelle persone che si alzano e dicono “ah, ho dormito bene”.
E ci odiamo un po’ per questo.

Giorno 7: il punto non è il vino

Il punto è: ritrovare il confine tra piacere e abitudine.
Tra brindare e spegnersi.
Tra “mi aiuta a staccare” e “mi impedisce di sentire”.
Siamo ancora in bilico.
Ma senza alcol abbiamo più spazio dentro.
Per la fatica, ma anche per il sonno buono, quello che ricuce le giornate.

Non siamo diventati guru del benessere.
Ogni tanto ci manca il gesto.
Il calice. Il rituale.
Ma abbiamo scoperto che anche una tisana può essere simbolica.
(Soprattutto se la bevi da un bicchiere da vino. Non giudicare.)

Conclusione provvisoria:

Forse non si tratta di eliminare, ma di ascoltarsi meglio.
E se il corpo chiede pace invece che bollicine…
che male c’è a dire sì?