Ci sono romanzi che parlano di famiglia senza idealizzarla, mostrando quanto l’amore possa convivere con il rancore, la nostalgia con il rimorso e l’affetto con la paura di perdere chi ci è più vicino. “Come sorelle”, il nuovo romanzo di Elisa Bellero pubblicato da Edizioni e/o, appartiene a questa categoria. È un libro che entra con delicatezza nelle pieghe dei rapporti umani e ci accompagna in un viaggio dove la memoria continua a dialogare con il presente.
Ambientato negli anni Trenta, in un piccolo borgo della provincia veronese, il romanzo prende forma attraverso il legame tra Teresa ed Ester, due bambine che crescono come se fossero davvero sorelle. Condividono la quotidianità, i giochi, le fatiche della campagna e un universo fatto di piccoli rituali che danno senso all’infanzia. Tra questi c’è quello che le conduce alle Coste, dove affidano desideri e paure alla misteriosa Madonna nera, avvolgendo le loro preghiere nelle foglie di dente di leone. Un gesto semplice che diventa il simbolo di una fiducia assoluta, di un mondo ancora capace di credere nella forza delle promesse.
Ma l’infanzia, come spesso accade, non rimane immobile. Quando per Ester si apre la possibilità di costruire un futuro diverso, lontano dal paese e da quella vita contadina che sembra già scritta, qualcosa si incrina. La distanza non separa soltanto due ragazze: modifica profondamente il loro modo di guardarsi. Il vuoto lasciato dalla partenza si trasforma lentamente in rancore, e ciò che sembrava indissolubile viene messo alla prova dalla fragilità dei sentimenti umani.
Il cuore del romanzo non è soltanto la separazione, ma tutto ciò che continua a vivere dopo. Elisa Bellero racconta il senso di colpa, il rimorso e il dolore con una scrittura intensa, mai indulgente e capace di restituire autenticità anche ai silenzi. I personaggi non cercano scorciatoie emotive e non vengono mai giudicati. Sono uomini e donne che attraversano la vita portandosi dentro ferite invisibili, imparando che alcuni legami continuano a esistere anche quando sembrano definitivamente spezzati.
La campagna veronese non rappresenta soltanto uno sfondo narrativo. Diventa una presenza viva, che accompagna le stagioni dell’anima delle protagoniste. Le case, i campi, i sentieri e le tradizioni popolari contribuiscono a costruire un’atmosfera intensa, dove il paesaggio riflette continuamente gli stati d’animo e rende ancora più potente il contrasto tra il desiderio di partire e quello di appartenere a un luogo.
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è proprio la capacità di esplorare la complessità dei rapporti familiari. Bellero evita ogni semplificazione e ci ricorda che l’amore non è mai un sentimento lineare. Può contenere gelosia, rabbia, incomprensioni e perfino il desiderio di allontanarsi, senza per questo perdere la sua autenticità. È nelle zone d’ombra dei sentimenti che la scrittrice trova la materia più fertile del suo racconto.
Con “Come sorelle”, Elisa Bellero firma un romanzo che parla di perdita, memoria e resilienza, ma soprattutto della straordinaria capacità dell’essere umano di continuare a cercare un senso anche quando il dolore sembra aver occupato ogni spazio. È una storia che non offre facili consolazioni, ma invita il lettore a riflettere sul valore dei legami che ci costruiscono e continuano ad accompagnarci, anche quando il tempo prova a separarci.





