Settembre ha qualcosa di gennaio, ma senza l’obbligo dei bilanci definitivi. Torniamo dalle vacanze, cambiamo orari, riapriamo agende e costruiamo elenchi di buoni propositi. Intanto il telefono ricomincia a riempirsi di notifiche, appuntamenti e messaggi rimasti in sospeso.
Un digital detox non richiede necessariamente di sparire per una settimana. Può cominciare da un gesto più semplice: mettere lo smartphone fuori portata e lasciare che una storia mantenga la nostra attenzione per più di pochi secondi.
Tre romanzi pubblicati da edizioni e/o offrono altrettanti modi di ripartire: guardarsi indietro, attraversare l’ignoto e ricostruire le proprie origini. Non sono manuali sul benessere digitale. Sono libri capaci di restituire alla lettura un tempo lungo, incompatibile con lo scorrimento distratto.
Il Treno di Mezzanotte: tornare indietro per capire dove andare
Matt Haig ritorna nell’universo narrativo della Biblioteca di Mezzanotte con una storia dedicata al tempo, alle scelte e alle seconde possibilità.
Wilbur Budd è un uomo ultraottantenne che ha trascorso gran parte della vita inseguendo il successo professionale. Ha ottenuto molto, ma ha lasciato indietro ciò che un tempo rendeva le sue giornate più ampie: l’amore, la leggerezza, l’avventura e soprattutto Maggie.
Quando la vita sembra arrivata al capolinea, Wilbur sale sul Treno di Mezzanotte. Il convoglio attraversa le stazioni dei suoi ricordi e gli permette di osservare nuovamente le decisioni che hanno determinato il futuro. Tra queste torna la luna di miele a Venezia, prima che qualcosa si spezzasse.
Il romanzo parte da una fantasia impossibile — rivivere il passato — per porre una domanda molto concreta: che cosa abbiamo sacrificato mentre eravamo impegnati a raggiungere il traguardo successivo?
È una lettura adatta al rientro perché non ci invita a ricominciare da zero. Ci suggerisce di osservare con maggiore sincerità la direzione presa e decidere se vogliamo continuare alla stessa velocità.
La regina dei mari: cambiare completamente orizzonte
Con Alexandra Lapierre lasciamo il presente e arriviamo a Lima nel 1595. Don Álvaro de Mendaña sta per salpare verso l’Australia Incognita. Accanto a lui c’è la moglie Isabel Barreto, discendente da una famiglia di navigatori e pronta a partecipare all’impresa con intelligenza e determinazione.
La traversata si trasforma presto in una prova durissima. Conflitti, malattie, scontri e tensioni nell’equipaggio cambiano il viaggio. Quando Don Álvaro muore, Isabel riceve il comando dell’armada e inizia una seconda vita attraverso il Pacifico, dalle Filippine al Messico.
Lapierre costruisce il ritratto di una donna capace di muoversi in un mondo che non prevedeva per lei un ruolo di comando. Non la protegge però dalle contraddizioni dell’epoca coloniale né dalle decisioni estreme imposte dalla sopravvivenza.
Per il nostro digital detox è il romanzo dell’immersione. Rotte, pericoli e conflitti chiedono di seguire una narrazione ampia, di dimenticare per qualche ora la cronaca minuta delle notifiche e affidarsi a un tempo storico molto più grande del nostro.
Finistère: ripartire dalle origini
Dopo aver esplorato il ramo materno della famiglia nella Cartolina, Anne Berest si rivolge al lignaggio paterno.
La storia comincia nel Finistère, all’estremità della Bretagna, e attraversa il Novecento seguendo più generazioni. Il bisnonno Eugène partecipa alle prime lotte contadine mentre la Francia si avvicina alla Prima guerra mondiale. Il nonno, anche lui Eugène, studia a Parigi durante l’occupazione tedesca. Il padre Pierre attraversa invece gli anni del Sessantotto.
La grande Storia entra nelle case, modifica convinzioni e passa da una generazione all’altra insieme ai silenzi. Al centro rimane il rapporto di Anne con il padre, uomo di scienza enigmatico con il quale, a un certo punto, sembra essersi interrotto il filo delle parole.
Finistère è il libro delle trasmissioni invisibili: ideali, incomprensioni, appartenenze e modi di amare. Ci ricorda che non ripartiamo mai da una pagina completamente bianca. Portiamo con noi storie ricevute, anche quando non sappiamo ancora nominarle.
Tre modi per ricominciare
Questi romanzi non propongono la stessa fuga. Matt Haig ci riporta nelle stazioni della memoria. Alexandra Lapierre ci spinge oltre i confini conosciuti. Anne Berest risale pazientemente un albero genealogico.
Possiamo scegliere il movimento di cui abbiamo bisogno: tornare, partire o capire da dove veniamo.
Per rendere la lettura un vero intervallo digitale basta un rito minimo. Venti minuti la sera, il telefono lasciato in un’altra stanza e nessun obiettivo di pagine. Il libro non deve diventare un altro compito del rientro.
Settembre sarà anche il vero Capodanno. Ma possiamo cominciarlo senza correre: una pagina alla volta.





