Cos’è realmente accaduto sul monte Citerone, dove il piccolo Edipo, abbandonato in pasto alle belve, è stato salvato da un pastore? Perché (dopo la terribile profezia: «ucciderai tuo padre e sposerai tua madre») il primo uomo a essere ucciso da Edipo non è Laio (suo padre, appunto), ma l’auriga di Laio? E qual è stato, realmente, il rapporto tra Edipo e la Sfinge, del cui incontro non abbiamo alcun testimone?

Piccole zone d’ombra della storia di Edipo raccontata da Sofocle. Piccole fessure, che ad allargarle e guardarci dentro possono svelare retroscena inattesi. Dietro la facciata del mito, può emergere allora un carnevale buffo, grottesco, tragicomico, in cui la storia reale dei protagonisti si rivela essere un pasticcio di bugie, passioni, bassezze, calcoli e vizi insospettabili.

La vecchia sacerdotessa di Delfi confesserà allora di aver sempre profetizzato a casaccio e per puro capriccio, a dispetto della fede credulona degli uomini negli oracoli. L’estetista di Laio non saprà più tenere per sé certi pettegolezzi sulla corte di Tebe e sugli scandali, i tradimenti, i peccatucci che la attraversano. La psicanalista di Edipo, invitata a un convegno, terrà un’appassionata relazione sui tormenti e le verità inconfessabili del suo paziente. Giocasta sarà costretta a svelare i segreti del suo talamo e dei suoi variegati frequentatori (mater certa, si sa, pater incertus…). La Sfinge racconterà la sua versione, affermando con orgoglio di essere lei stessa la vera madre e insieme la vera amante di Edipo (anche mater, dunque, incerta…). Tiresia, infine, si toglierà la maschera di finto veggente e finto cieco, per raccontare le sue trame politiche occulte, destinate però a fallire, travolte dall’imprevedibilità beffarda del reale.

Non immune dall’influenza di certa letteratura antifreudiana (innanzitutto, il noto Edipo senza complesso di Jean-Pierre Vernant), questa rivisitazione della tragedia sofoclea, che risente anche del Pasticciaccio gaddiano e della lente deformante dei racconti di Dürrenmatt, ha un intento insieme liberatorio e nichilista. Se da un lato carnevalizza e pone in dubbio (talora anche in ridicolo) le basi su cui si fondano i luoghi comuni e le vulgate psicanalitiche intorno al famigerato complesso edipico, dall’altro entra in contatto con la natura caleidoscopica della verità, che, dopo le controverse testimonianze dei personaggi che si susseguono sulla scena, mostra il suo volto multiforme, plurale, indefinibile. Una verità che, forse, esiste solo nei limiti in cui la lasciamo in pace. Una verità che è, appunto, un rebus.

La galleria di personaggi è interpretata da Corinna Lo Castro, accompagnata dalle percussioni e dai suoni di Bob Salmieri, per la regia di Paolo Pasquini. La voce e il volto (in videoproiezione) di Tiresia si devono invece alla partecipazione straordinaria di Roberto Herlitzka.

TEATRO POLITEAMA BRANCACCIO
Sala “ IL BRANCACCINO”
Via Mecenate,2- 00185 Roma tel.0647824893
DAL 6 AL 22 OTTOBRE 2006