Ci sono artisti che appartengono a un’epoca e altri che, invece, sembrano continuare a parlare a ogni generazione. Mario Schifano appartiene senza dubbio alla seconda categoria. A quasi trent’anni dalla sua scomparsa, la sua pittura conserva infatti una vitalità sorprendente, una capacità rara di apparire ancora contemporanea, inquieta, libera.
Dal 17 marzo al 12 luglio 2026, Palazzo Esposizioni Roma dedica a Schifano una grande mostra che ripercorre l’intera parabola creativa di uno degli artisti più amati e influenti del secondo Novecento italiano. Un progetto che si inserisce nel percorso di studio e valorizzazione delle personalità che hanno contribuito a definire la cultura visiva emersa nella Roma del dopoguerra, una città che per Schifano fu laboratorio creativo, teatro di incontri e inesauribile fonte di ispirazione.
L’esposizione riunisce oltre cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e internazionali e offre l’occasione di seguire da vicino l’evoluzione di una ricerca artistica che non ha mai accettato di fermarsi in una forma definitiva.
Del resto, già nel 1963 il critico e poeta Cesare Vivaldi aveva individuato il cuore della sua arte, definendolo come un artista animato da una profonda e autentica passione per la pittura. Una definizione che attraversa idealmente tutta la mostra e che aiuta a comprendere la straordinaria energia che caratterizza il suo lavoro.
Il percorso si sviluppa attraverso la rotonda e le sette grandi sale del piano nobile di Palazzo Esposizioni. Dopo una sezione introduttiva dedicata alla biografia dell’artista, arricchita da fotografie e documenti d’epoca, la mostra accompagna il visitatore in un viaggio cronologico che parte dagli esordi e arriva fino agli anni Novanta.
Quello che emerge non è soltanto il racconto di una carriera, ma il ritratto di un artista in costante trasformazione. Schifano sembra infatti attraversare linguaggi, tecniche e suggestioni con una curiosità inesauribile. Dai primi lavori legati alla sperimentazione materica ai celebri monocromi, dalle immagini filtrate attraverso il linguaggio fotografico ai riferimenti alla storia dell’arte, ogni fase del suo percorso appare come un nuovo tentativo di ridefinire il rapporto tra realtà e rappresentazione.
La mostra permette di osservare da vicino questa continua rigenerazione dell’immagine. Le opere sono spesso accostate per serie, rispettando una modalità di lavoro che Schifano ha praticato per tutta la vita: sviluppare simultaneamente idee affini, esplorandole fino alle loro estreme possibilità espressive. Il visitatore assiste così alla nascita e all’evoluzione delle sue intuizioni visive, seguendo il momento esatto in cui una nuova idea prende forma e si trasforma in linguaggio.
Tra i nuclei più significativi compaiono i celebri Paesaggi TV, le opere che mescolano fotografia e pittura, le sperimentazioni dedicate all’immagine in movimento e i lavori degli ultimi anni, nei quali emerge un interesse più esplicito verso questioni sociali e collettive.
Uno degli aspetti più interessanti dell’esposizione è proprio la scelta di raccontare Schifano come un artista impossibile da racchiudere in una sola definizione. Pittore, certo, ma anche osservatore della cultura visiva contemporanea, sperimentatore instancabile, autore capace di dialogare con il cinema, la fotografia e i media molto prima che questi confini diventassero così fluidi come li percepiamo oggi.
Non a caso una parte importante del progetto è dedicata proprio al suo rapporto con il cinema. Durante tutta la durata della mostra, la Sala Cinema di Palazzo Esposizioni ospiterà un programma di proiezioni dedicato alle sue opere filmiche, permettendo ai visitatori di approfondire un aspetto meno noto ma fondamentale della sua ricerca.
Più che una semplice retrospettiva, questa mostra appare come un invito a rileggere Schifano nella sua complessità, andando oltre le immagini più celebri per scoprire un autore che ha continuamente interrogato il proprio tempo e il modo stesso di guardare il mondo.
In un’epoca dominata da immagini veloci e consumo visivo incessante, il lavoro di Schifano conserva una sorprendente attualità. Le sue opere continuano a porre domande sul nostro rapporto con ciò che vediamo, con la memoria, con i media e con la realtà che ci circonda.
Ed è forse proprio questa capacità di restare aperto, sfuggente e continuamente rinnovabile a rendere ancora oggi Mario Schifano uno degli artisti più affascinanti del Novecento italiano.




