Ci sono decenni che lasciano una traccia. E poi ce ne sono alcuni che continuano a risuonare molto tempo dopo la loro conclusione.
Gli anni Settanta appartengono a questa seconda categoria. Non soltanto per la quantità di artisti, canzoni e concerti che producono, ma per il modo in cui trasformano il rapporto tra musica, cultura e società.
La mostra ROMASUONA. La musica in Italia 1970-1979, ospitata al Palazzo Esposizioni Roma dal 1° maggio al 12 luglio 2026, parte proprio da questa consapevolezza. Non propone una semplice raccolta di memorabilia o una nostalgia per un’epoca irripetibile. Costruisce invece un racconto immersivo che restituisce la complessità di un decennio in cui la musica entra nelle piazze, nelle radio, nei movimenti culturali e nella vita quotidiana di milioni di persone.
Entrando nelle sale si ha subito la sensazione che la musica sia soltanto il punto di partenza. Quello che emerge è il ritratto di un Paese in trasformazione.
Quando la musica supera i propri confini
Negli anni Settanta la musica smette di occupare uno spazio separato.
Dialoga con il cinema, incontra la letteratura, si intreccia con le arti visive e con la poesia. Diventa uno strumento attraverso cui intere generazioni cercano nuove forme di espressione e nuove identità collettive.
È anche il periodo in cui l’industria discografica cresce rapidamente, le radio libere moltiplicano le possibilità di ascolto e il concerto si trasforma in un evento culturale capace di aggregare migliaia di persone.
ROMASUONA racconta tutto questo senza limitarsi ai nomi più celebri. La mostra osserva il fenomeno da vicino, mostrando il tessuto creativo che rende possibile quella straordinaria stagione culturale.
Settecento fotografie per raccontare un’epoca
Il cuore del percorso espositivo è costituito da circa settecento fotografie, molte delle quali mai esposte prima.
Non vediamo soltanto artisti sul palco. Vediamo prove, backstage, studi di registrazione, momenti di pausa, attese e incontri. Le immagini raccontano il lavoro creativo ma anche il contesto che lo circonda.
Accanto ai grandi protagonisti emergono il pubblico, le mode, i luoghi, gli oggetti e l’energia collettiva che attraversa il decennio.
Le fotografie diventano così molto più di una documentazione. Diventano il modo più diretto per entrare dentro l’atmosfera di quegli anni.
Attorno a questo straordinario archivio visivo trovano spazio manifesti, volantini, riviste, fanzine, biglietti di concerti, copertine di vinili, strumenti musicali e apparecchiature che contribuiscono a ricostruire il paesaggio culturale dell’epoca.
Roma al centro di una rivoluzione culturale
Se esiste una città simbolo di questa trasformazione, quella città è Roma.
La mostra dialoga idealmente con la retrospettiva dedicata a Mario Schifano ospitata nello stesso periodo al Palazzo Esposizioni e trova una delle sue immagini simboliche nella storica serata organizzata dall’artista al Piper Club nel dicembre del 1967.
Quell’evento, che unisce musica, arti visive, poesia e sperimentazione, anticipa molte delle contaminazioni che caratterizzeranno gli anni successivi.
Il Piper diventa uno dei luoghi simbolo della mostra. Da qui passano i Genesis, i Van der Graaf Generator, i Traffic, i Soft Machine, il Banco del Mutuo Soccorso e molti altri protagonisti di una stagione irripetibile.
Ma Roma non è soltanto concerti. È anche la nascita di realtà formative ancora oggi attive come la Scuola Popolare di Musica Donna Olimpia, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e il Saint Louis.
Una storia che attraversa tutta l’Italia
Pur partendo dalla capitale, ROMASUONA allarga continuamente lo sguardo.
Milano, Napoli e Bologna assumono un ruolo centrale nella costruzione del nuovo panorama musicale, ma la mostra restituisce visibilità anche a luoghi meno celebrati che partecipano attivamente alla diffusione di linguaggi e sperimentazioni.
Festival, rassegne e circuiti indipendenti contribuiscono a creare una rete culturale diffusa che attraversa l’intero Paese.
Le radio libere accelerano questo processo, rendendo accessibili nuovi suoni e nuove idee anche lontano dai grandi centri urbani.
La musica viaggia. E con lei viaggiano linguaggi, stili e visioni del mondo.
Da De André a Bowie, una mappa sonora senza confini
Uno degli aspetti più affascinanti della mostra è la capacità di mettere in relazione universi molto diversi.
Il visitatore incontra Fabrizio De André, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Antonello Venditti, Rino Gaetano, Renato Zero, Lucio Battisti e Franco Battiato, ma anche David Bowie, i Rolling Stones, i Genesis, i Led Zeppelin e Miles Davis.
Accanto ai grandi nomi trovano spazio percorsi più sperimentali come quelli degli Area, di Robert Wyatt, di Gabriella Ferri o dei Goblin.
Non si tratta di una semplice successione di artisti.
È una geografia culturale che mostra quanto fosse ampio e dinamico il panorama musicale del decennio.
Le piazze come luoghi di libertà
La musica degli anni Settanta non vive soltanto nei teatri e nei club. Vive soprattutto nelle piazze.
Festival e grandi eventi collettivi diventano luoghi di partecipazione, confronto e sperimentazione. Da Palermo a Parco Lambro, da Villa Pamphili a Caracalla, il concerto assume una dimensione che va oltre lo spettacolo.
Diventa esperienza condivisa.
Diventa occasione di incontro.
Diventa racconto collettivo.
A chiudere idealmente questo percorso arriva il Primo Festival Internazionale dei Poeti di Castelporziano del 1979, passato alla storia come la “Woodstock dei poeti”. Un evento che trasforma il litorale romano in uno spazio aperto alla poesia, alla musica e alla libertà espressiva.
Una mostra che coinvolge tutti i sensi
ROMASUONA non si limita alle immagini.
Una colonna sonora composta da trecento brani accompagna il visitatore lungo il percorso e viene aggiornata ogni due settimane.
A questa dimensione sonora si aggiunge quella olfattiva. Giovanna Zucconi, insieme a Serra&Fonseca, crea infatti tre profumi capaci di evocare lo smellscape della Roma degli anni Settanta.
Le sequenze luminose firmate da Luca Bigazzi e le video-interviste curate da Stefano Pistolini ampliano ulteriormente l’esperienza.
Alla fine del percorso una sala dedicata all’ascolto ad alta fedeltà permette di approfondire alcuni passaggi fondamentali della discografia pop italiana attraverso sessioni guidate da esperti e protagonisti del settore.
Perché visitarla
ROMASUONA non è una mostra sulla nostalgia.
È una mostra sul presente di un’eredità culturale che continua a influenzare la musica, l’arte e il modo in cui immaginiamo la creatività.
Ci ricorda che gli anni Settanta non producono soltanto canzoni memorabili. Producono nuovi linguaggi, nuovi spazi di libertà e nuove forme di partecipazione culturale.
E osservando quelle fotografie, ascoltando quei brani e attraversando quei luoghi, ci accorgiamo che molte delle domande nate allora continuano ancora oggi a cercare una risposta.




