Dopo un mirabile Goldoni ed al terzo incontro col drammaturgo di Girgenti, la coppia di teatranti siciliani, ormai rodata da 31 anni di lavoro, sfida uno dei testi più attuali e commoventi del grande conterraneo, firmando una regia a quattro mani che non si sottrae tuttavia all’interpretazione di protagonisti inquieti e mutevoli. Così, mentre il primo ritaglia su di sé la figura del prete viscido ed ambiguo, il secondo si misura direttamente col professor Toti, sottolineando quelle caratteristiche estreme di cinismo ed egoismo che rendono quell’interpretazione persino acida e morbosa.  Il recupero del dialetto poi, quello della versione di Angelo Musco, utilizzato solo in alcuni passaggi a sottolineare la particolare durezza del messaggio, rende naturale la scarnificazione e rielaborazione del linguaggio stesso adatto così ad intrecciarsi al gusto del paradosso comico e scandaloso. Commedia umoristica e morale quindi che l’autore intrise di grottesca ironia, e che la regia intende quale continua ricerca di scenari ulteriormente bizzarri, insistendo sul personaggio di Agostino Toti, l’anziano professore anticonformista, al quale è affidato un messaggio tanto profondo da renderlo una delle figure meglio riuscite del repertorio pirandelliano.  Il suo matrimonio con la giovanissima Lillina, figlia del bidello della scuola e messa incinta da un suo ex alunno, Giacomino Delisi, diventa per il professore lo strumento di una battaglia morale contro l’ipocrisia del mondo. La “famiglia aperta” che il professore crea, protegge e difende, incurante delle voci della gente, rimanda a un’etica concreta, emotiva, che fa corto circuito, tuttavia, con le consuetudini vigliacche di una società votata all’esteriorità e alla convenzione. Una sfida etica che sembra voler affrontare l’ipocrisia del mondo senza la maschera del ruolo sociale ma che, fatalmente, rimane ancorata a definizioni e compromessi intrappolati a certi meccanismi claustrofobici altrimenti da combattere. Con questo testo, in grado di fluttuare dalla tragedia cupa alla commedia irriverente, è possibile innescare una riflessione sul valore della famiglia: un rimando forte all’attualità sintetizzato in un finale che sembra rimanere sospeso ma solo tra una dimensione di astratta lettura antropologica e l’affresco ampio del dato umano più profondo. Roma, Teatro Valle dal 15 al 27 aprile  2008