Un noir sentimentale che ci ha lasciati inquieti, nostalgici e un po’ più vivi
C’è sempre un momento in cui ci ritroviamo a pensare a chi eravamo.
Non per nostalgia gratuita, ma perché certe storie — quando arrivano — riaprono cose che avevamo sistemato male dentro di noi.
È successo così anche stavolta.
Abbiamo iniziato Ultimo valzer di una ragazza perbene (Neri Pozza) con quella curiosità cauta che si ha con gli autori che già conosci, quelli che non ti tradiscono ma che, ogni tanto, ti sorprendono con un graffio diverso.
Avoledo, lo sappiamo, è capace di costruire tensione con eleganza, di muoversi nel giallo senza mai perdere la voce, quella penna ferma e ironica, che guarda i personaggi con affetto ma non fa sconti.
Eppure, qui ha fatto qualcosa di più: ci ha fatto male con delicatezza.
Il cuore del romanzo è una storia che si crede d’indagine e invece è memoria, disillusione, e un amore che non si è mai confessato fino in fondo.
Claudia torna nella vita dell’avvocato Contrada come un dettaglio troppo preciso per essere solo passato.
E da lì inizia tutto: il sospetto, la protezione, la diffidenza, la bellezza di chi ti aveva fatto battere il cuore e adesso ha una figlia con un segreto che pesa più della nostalgia.
Ci è piaciuto come Avoledo tratteggia le adolescenti di oggi: non ingenue, non ciniche, ma complesse, sfuggenti, iperconnesse eppure misteriose.
Ada è un personaggio che resta in testa. Perché ti fa paura e tenerezza. Perché ti obbliga a guardare quello che i “grandi” non capiscono più, o non vogliono capire.
Abbiamo letto veloce, ma con attenzione.
Perché ogni pagina ha un doppio fondo: una trama che incalza e un piano più profondo, quello emotivo, che ti scava senza urlare.
È un romanzo che parla di maschere, di identità che si sgretolano al primo clic, di famiglie lucide e scomposte, di adulti che si arrabattano per essere all’altezza del tempo che vivono — o almeno per non esserne travolti.
E mentre fuori nevica (e dentro qualcosa si svela), il lettore resta lì, col libro in mano e l’impressione di aver ballato davvero un ultimo valzer.
Forse non con la persona giusta, ma nel momento giusto.





