LA SCARSA IGIENE ORALE POTREBBE INNESCARE L’ALZHEIMER

Da qualche tempo, gli scienziati hanno pensato che la demenza dovuta all’Alzheimer possa essere una malattia infettiva. Tuttavia, i ricercatori non sono riusciti a capire i processi esatti di tale infezione. Ora, un nuovo studio ha stabilito che esiste effettivamente un legame tra l’Alzheimer e un’infezione batterica.

Ricercatori guidati dal microbiologo Jan Potempa dell’Università americana di Louisville hanno scoperto il batterio Porphyromonas gingivalis, che è responsabile di malattie dentali e gengivali, nel cervello dei pazienti deceduti di Alzheimer. Successivamente, gli autori hanno osservato, in un esperimento sul topo, che l’infezione da P. gingivalis produce una colonizzazione nel cervello degli animali e un aumento della produzione di Aβ1-42, un componente delle placche amiloidi.

Allo stesso tempo, i ricercatori hanno trovato nel cervello i gingipain, enzimi tossici formati dai batteri, risultati neurotossici sia in vitro che in vivo, con effetti dannosi sulla tau, una proteina necessaria per il normale funzionamento dei neuroni. I ricercatori valutano questo come un segno che il morbo di Alzheimer non porta alla malattia di denti e gengive, ma viceversa. A offrire alla comunità scientifica internazionale questo ulteriore importantissimo spunto per la ricerca delle cause di questa patologia neurodegenerativa, è un gruppo di ricerca collaborativa pubblico-privata che ha coinvolto numerose università americane, polacche, norvegesi, australiane, neozelandesi.

Primo nome della ricerca è Stephen S. Dominydella Cortezyme, un’azienda californiana di San Francisco, che sta cercando di sviluppare nuove soluzioni terapeutiche per l’Alzheimer e altre patologie neurodegenerative. Si deve proprio a Dominy la scoperta del Porphyromonas gingivalis nel cervello dei pazienti con Alzheimer, il patogeno gengivale legato alla neurodegenerazione e resistente ad un ampio spettro di antibiotici.

Le ricerche di questa piccola azienda californiana hanno portato allo sviluppo di una piccola molecola (COR 388), in grado di inibire gli effetti patogeni di questo batterio. Tuttavia, secondo i ricercatori, non è ancora possibile confermare l’efficacia di COR388 nella lotta contro il morbo di Alzheimer. La notizia arrivata direttamente dalle pagine della rivista scientifica “Science Advances”.