Matthias Manasi dirige Rossini. E non solo

L’eco del suo talento unico e della notevole preparazione musicale era ancora nelle nostre menti quando qualche settimana fa nell’acusticamente perfetta Sala dell’Auditorium di via della Conciliazione a Roma, dalla bacchetta magica del Maestro Matthias Manasi, è scaturito un fiume di note: prima  il dialogo tra violoncelli solisti poi lo scatenarsi della tempesta contrastata dall'”andante pastorale” del  corno inglese, infine la fanfara comunicata dalle trombe e da tutta l’orchestra per un finale vorticoso.

Così il Maestro Matthias Manasi dirige l’Ouverture del Guglielmo Tell di Rossini: un’esperienza sensoriale a tutto tondo che “energizza” il pubblico evidenziando il talento di una grande Orchestra, l’Orchestra Sinfonica di Roma.

Il pubbblico riconoscente applaude. E ancora sbigottiti per l’effetto introspettivo della musica,  il Maestro Manasi incede attraverso dure dissonanaze (ma pur sempre piacevoli), passa in un Largo di serenità e infine approda ad una travolgente giga. E’ il Triplo concerto Op.56, Alfredo Casella.

Ancora una volta il dialogo con il pubblico diventa serrato. E ancora una volta non possiamo che deliziarci per quel “ritratto cubista” che è la Sinfonia in Do di Stravinskij. Il Maestro attraverso una gestualità quasi sensuale, affida il tema principale all’oboe, incalzano gli archi fino ad un’esplosione conclusiva. Ma ecco che passaggi melodiosi preludono al vigore dell’ultimo movimento che conclude il concerto. Come sempre quando gli strumenti tacciono lo sguardo è rivolto all’artefice di tanta “bellezza” e pensiamo che ancora una volta il miracolo della Musica è stato compiuto.