Quando rientriamo “a regime” dopo feste, ferie o anche solo un weekend intenso, l’ansia non arriva sempre come panico: spesso arriva come rumore di fondo. La testa fa liste da sola, il corpo è stanco ma non riposa, e la settimana sembra già piena prima ancora di iniziare. A gennaio è un classico: ripartono scadenze, messaggi, riunioni, aspettative. E noi ci sentiamo subito in ritardo.
Qui facciamo una cosa diversa: non proviamo a “fare di più”. Proviamo a rimettere ordine. Con un’agenda realistica, pause vere, micro-rituali e confini (anche con il lavoro).
L’idea chiave: non serve una vita perfetta, serve una settimana guidabile
Una routine anti-ansia non è un piano militare. È un sistema che ci permette di:
- sapere cosa è importante
- non riempire tutto
- recuperare quando crolliamo
- non farci mangiare dalla settimana
La frase che ci salva è: “meno cose, ma più gestibili”.
Step 1: svuotiamo la testa in 10 minuti (prima dell’agenda)
Se partiamo subito dall’agenda, finiamo per riempirla con l’ansia. Quindi facciamo prima un passaggio semplice:
- prendiamo un foglio
- scriviamo tutto quello che ci gira in testa (lavoro, casa, persone, scadenze)
- senza ordine, senza giudizio
Poi dividiamo in tre colonne:
- Da fare (azioni reali)
- Da decidere (scelte, chiamate, “capire cosa fare”)
- Da lasciare (cose che non dipendono da noi o non sono urgenti)
Solo dopo apriamo l’agenda.
Step 2: agenda realistica = 3 cose al giorno (non 12)
L’errore più comune è pianificare come se avessimo energie infinite. Invece noi facciamo così:
La regola delle 3 priorità
Ogni giorno scegliamo:
- 1 cosa importante (quella che sposta davvero)
- 1 cosa necessaria (gestione, amministrazione, risposte)
- 1 cosa leggera (chiusura rapida, sistemare, preparare)
E tutto il resto va in una lista “dopo, se avanza”. Questo cambia subito la percezione della settimana: non è più un muro, è una sequenza.
Il tempo invisibile (che dobbiamo contare)
Mettiamo in agenda anche:
- spostamenti
- telefonate
- pause
- tempi morti tra una cosa e l’altra
Perché l’ansia spesso nasce da qui: pianifichiamo come se fossimo teletrasportabili.
Step 3: pause vere (non pause “con telefono”)
La pausa con il telefono spesso non riposa: riempie. Quindi definiamo pause con scopo.
Due pause che funzionano
- Pausa di decompressione (5 minuti): acqua, finestra, due respiri lunghi, niente schermo
- Pausa di recupero (15 minuti): camminata breve o stretching, o una tisana seduti davvero
Se facciamo anche solo queste due, la giornata cambia ritmo.
Step 4: micro-rituali che abbassano l’ansia (senza diventare un’altra “to do list”)
I micro-rituali devono essere minuscoli. Se diventano impegnativi, li molliamo.
Tre micro-rituali semplici
- Inizio giornata: apriamo la finestra + scegliamo le 3 priorità
- Dopo pranzo: 10 minuti di camminata o aria
- Fine lavoro: chiudiamo con una “lista di chiusura” (3 righe) per il giorno dopo
Questo ci evita la classica cosa: finire la giornata con la testa che continua a lavorare.
Step 5: confini con il lavoro (anche piccoli, ma reali)
A gennaio l’ansia spesso nasce dal fatto che il lavoro entra ovunque. Quindi impostiamo confini pratici, non teorici.
Confini facili da applicare
- una fascia oraria “no messaggi” (anche solo 30–45 minuti)
- notifiche spente durante la cosa importante del giorno
- una risposta standard per quando non possiamo: “Ti rispondo entro domani”
- fine lavoro con un gesto fisico: spegniamo il laptop, chiudiamo la scrivania, cambiamo stanza
Non è rigidità: è igiene mentale.
Step 6: la settimana “a blocchi” (per non sentirci sempre in emergenza)
Noi organizziamo la settimana così:
- Lunedì: avvio morbido + pianificazione + compito importante
- Martedì/Mercoledì: giorni “produttivi” (qui mettiamo le cose difficili)
- Giovedì: gestione e chiusure
- Venerdì: alleggerimento + ordine + preparazione della prossima settimana
Non è che la vita obbedisce, ma avere una struttura aiuta a non sentire ogni giorno uguale e infinito.
SOS ansia da rientro: cosa facciamo quando sale (in 3 minuti)
Quando sentiamo l’ansia che parte, facciamo una sequenza brevissima:
- beviamo acqua
- due respiri lenti (4 secondi inspiro, 6 espiro)
- scegliamo una sola azione piccola da fare adesso
L’ansia si alimenta di confusione. L’azione piccola la interrompe.
Quando è il caso di chiedere supporto
Se l’ansia da rientro diventa costante, se impatta su sonno, appetito, lavoro o relazioni, o se sentiamo di non riuscire a “tornare su” con strumenti semplici, parlarne con un professionista è un atto di cura, non un segnale di debolezza.




