Ci dicono di respirare.
Ce lo dicono le app, i reel, i post con font pastello e le tazze col tè giusto.
Respira. Fermati. Rilassati. Medita.
E tu ci provi.
Solo che… ti viene l’ansia.

Ecco, questo è il paradosso: voler rilassarsi così tanto da diventare tesi come un traliccio dell’alta tensione.
Perché tra il lavoro, le notifiche, la gente, il sonno che non arriva e i pensieri che non mollano, a volte anche solo sedersi in silenzio è uno sforzo titanico.

Meditare funziona. Certo.
È bello, utile, efficace.
Ma non sempre. E non per tutti. E non in tutti i momenti.
E questo non ti rende una persona peggiore. Ti rende umano.
E un po’ stanco.

C’è una pressione silenziosa — ironica, vero? — che trasforma il relax in un obiettivo.
Come se la tua giornata non fosse completa se non hai “staccato la mente” per almeno 12 minuti con la guida vocale di una voce australiana.
Ma staccare non è sempre così glamour.
A volte il tuo “momento zen” è pelare una patata in silenzio mentre pensi a nulla.
E sai una cosa?
Vale lo stesso.

Forse dobbiamo smettere di inseguire il relax come se fosse un altro modo per “fare bene”.
Il vero benessere è quando smetti di prestazione anche nel riposo.
Non stai scrivendo una tesi in meditazione.
Stai solo cercando un po’ di tregua.

Quindi sì, respira se ti fa bene.
Chiudi gli occhi se ti serve.
Ma se oggi il tuo relax è ascoltare una canzone triste a volume medio mentre pieghi i calzini,
va benissimo così.