Cinque destinazioni dove il Carnevale è folclore, ma anche forchetta

Travestirsi va bene.
Ballare anche.
Ma mangiare come se non ci fosse la Quaresima? Ecco, questo è il nostro vero spirito carnevalesco.

Se sei tra quelli che scelgono la meta in base alla sagra e non alla sfilata, qui sotto trovi 5 Carnevali italiani dove il divertimento passa anche per lo stomaco.

🎭 1. Viareggio (Toscana)

Perché andarci: carri spettacolari, satira feroce, coriandoli in ogni calzino.
Perché restarci: cecina, tordelli lucchesi, dolci fritti ovunque.
Il piatto da mangiare mentre urli “evviva!”: bomboloni alla crema. Caldi. Appiccicosi. Meravigliosi.

🎭 2. Putignano (Puglia)

Perché andarci: uno dei Carnevali più antichi d’Europa, e si vede.
Perché restarci: panzerotti, focaccia barese, sgagliozze.
Il piatto che vale il viaggio: frittelle dolci ripiene di vincotto, mangiate mentre cerchi parcheggio da 40 minuti.

🎭 3. Venezia (Veneto)

Perché andarci: maschere, mistero, balli in costume, romanticismo vaporizzato.
Perché restarci: baccalà mantecato, risotto al nero di seppia, frittelle veneziane con uvetta e pinoli.
Il consiglio gastronomico: evita i ristoranti “con menù tradotto in 7 lingue”. Cerca le osterie con nonni dentro.

🎭 4. Cento (Emilia-Romagna)

Perché andarci: gemellato con Rio de Janeiro. Serve altro?
Perché restarci: salumi che fanno piangere di gioia, lasagne, gnocco fritto.
Il piatto da condividere (o no): tagliatelle con ragù vero, mangiate con vista su carri giganteschi.

🎭 5. Acireale (Sicilia)

Perché andarci: il più scenografico della Sicilia, con fiori, luci e barocchismo esplosivo.
Perché restarci: arancini, cannoli, cassatelle, pasta alla norma.
Il rischio: torni con un costume e +2 kg di felicità.

🍴 Conclusione: dove c’è festa, ci deve essere fame

Il Carnevale è l’unico momento in cui mangiare male è un peccato capitale.
Perciò scegli bene la meta: maschere sì, ma con ragù.
Coriandoli sì, ma anche con una chiacchiera in una mano e un panzerotto nell’altra.