L’Irlanda torna a prendersi la scena in una serie che sembra fatta apposta per farci venire due voglie contemporanee: risolvere un mistero e prenotare un volo. Da Belfast al Paradiso — titolo italiano della nuova creatura di Lisa McGee (sì, quella di Derry Girls) — arriva su Netflix dal 12 febbraio 2026 e si presenta come un “mash-up” dichiarato tra commedia e mystery.
McGee lo dice senza troppi giri: voleva portarci a “indagare e sorridere” nella stessa scena, con tanto di diatribe sulle extension per ciglia (priorità corrette, in effetti). E la cosa interessante è che il paesaggio non fa solo da cartolina: diventa parte del tono. Verde, aspro, ventoso, magnifico. Il tipo di posto dove anche un segreto sepolto sembra avere un indirizzo preciso.
Tre amiche, un passato che non sta fermo, e una mail che riapre tutto
Al centro ci sono tre donne che si conoscono da sempre e che oggi, superati i trent’anni con più o meno grazia, si ritrovano a fare i conti con qualcosa che avevano lasciato indietro. Saoirse (Róisín Gallagher) è un’autrice TV brillante e caotica, Robyn (Sinéad Keenan) è una madre affascinante ma travolta dalla vita, Dara (Caoilfhionn Dunne) è la più affidabile, quella che “regge” anche quando non ne ha voglia.
Poi arriva una mail: la quarta del gruppo, ormai distante da anni, è morta. E quello che dovrebbe essere un semplice ritorno al passato si trasforma in una sequenza di eventi strani, inquieti, spesso esilaranti, che spinge le tre amiche in una odissea dark, pericolosa e comica “attraverso l’Irlanda e oltre”. Otto episodi da un’ora, quindi sì: è quel tipo di serie che “ne guardo uno” e poi ti ritrovi a notte fonda con gli occhi rossi e la dignità sparita.
Un’Irlanda del Nord da road trip: quando il panorama accende il mistero
La parte più godibile, per chi ama viaggiare con la testa prima ancora che con la valigia, è che la serie si muove come un on the road emotivo: la geografia segue la frattura (e la ricucitura) dell’amicizia.
E McGee fa anche una cosa da vera “local”: passa da Derry~Londonderry, la sua città, e ci lascia indizi per i fan di Derry Girls. Se vi divertite a riconoscere luoghi, qui avete materiale: il Peace Bridge e il celebre murale di Derry Girls sono praticamente una tappa obbligata.
E per chi vuole esagerare (noi), esiste pure la Derry Girls Experience, con set ricostruiti, oggetti di scena e costumi originali: un pellegrinaggio pop perfettamente inutile, quindi indispensabile.

Belfast, gru giganti e luoghi simbolo
Nel percorso entra anche Belfast, con i suoi landmark che fanno subito “epica industriale”: le gru di Harland & Wolff, note come Samson e Goliath, che dominano lo skyline e raccontano la città del Titanic e dei cantieri.
E poi ci sono le soste più “vive” (teatri, hotel, pub), quelle che rendono Belfast una città da camminare piano, non solo da fotografare in fretta.
Coste selvagge, villaggi di pescatori e hotel da romanzo
Il racconto abbraccia anche l’anima più scenografica dell’isola: coste ruvide, colline verdissime, baie larghe che sembrano fatte apposta per nascondere segreti (o persone poco raccomandabili). Tra le tappe citate nelle note di viaggio della serie ci sono villaggi e punti panoramici trasformati in luoghi “di trama” — e qui l’Irlanda del Nord fa la sua specialità: sembra sempre reale e mitologica insieme.
Un dettaglio che vale la nota: compare anche The Harbourview Hotel, conosciuto storicamente come Londonderry Arms e rilanciato come “whiskey hotel” (sì, esiste davvero, e sì, ci stiamo già immaginando la prenotazione).
E poi il viaggio si allarga: l’ovest, Donegal, tratti della Wild Atlantic Way, e perfino una tappa a Dublino — perché in una vera odissea irlandese, prima o poi, finisci anche a pensare: “ok, e adesso dove dormiamo?”.

Perché questa serie è un invito (più che una semplice “novità Netflix”)
Da Belfast al Paradiso sembra avere quella qualità rara: ti intrattiene mentre ti ricorda quanto contano le persone con cui hai condiviso un pezzo di vita (anche se oggi vi scrivete solo meme e scuse). E lo fa con la firma di McGee: affetto, sarcasmo, umanità, e una frase che suona come un brindisi oscuro perfettamente irlandese: “un buon amico conserva i tuoi segreti, un grande amico ti aiuta a seppellirli”.
Insomma: prepariamoci a ridere, sospettare di tutti e, tra una scena e l’altra, aprire Maps “solo per curiosità”. Che è esattamente come iniziano viaggi migliori.





