🧭 Ci eravamo accorte di una cosa semplice e un po’ triste: stavamo scegliendo sempre gli stessi posti, per gli stessi motivi, con la stessa cartella mentale chiamata “opzioni sicure”.
🫠 Era il classico periodo in cui la routine non ti distrugge, ma ti spegne piano: lavoro, spesa, messaggi, e quell’idea vaga di “dovremmo staccare” che resta lì come una notifica non letta.
🎲 Così abbiamo fatto una cosa irresponsabile ma sorprendentemente adulta: ci siamo affidate al caso, con metodo.
🗺️ Abbiamo steso una mappa, letteralmente. Poi abbiamo tracciato un raggio ragionevole dalla nostra città, giusto per non trasformare il weekend in una spedizione artica con valigia e senso di colpa.
🙈 Abbiamo aggiunto la parte teatrale, perché siamo fatte così: occhi chiusi, dito sulla mappa, e un “ok, quello è”. Nessun romanticismo da film, solo un patto: non discutiamo la scelta.
📍 Il luogo scelto non era “instagrammabile”. Non aveva il borgo più bello d’Italia, non aveva la panchina gigante, non aveva la scritta luminosa “LOVE” che ti urla addosso mentre tu cerchi solo un bagno.
🧳 Abbiamo prenotato in 20 minuti netti, con tre criteri umani: raggiungibile, pulito, con una colazione che non sembri una punizione.
🚆 Il viaggio verso il “posto a caso” è stato stranamente liberatorio: non avevamo un piano perfetto da rispettare, quindi non avevamo nulla da rovinare.
🌫️ Arrivate lì, la prima sensazione è stata quasi comica: “Tutto qui?”. E subito dopo quella più utile: “Finalmente”.
🧱 Il bello del non-instagrammabile è che ti costringe a guardare altro: l’odore di pane appena sfornato, il bar con le sedie spaiate, la signora che ti parla come se ti conoscesse, il tempo che non si mette in posa.
🥾 Abbiamo camminato senza obiettivo, che è una frase che da adulti sembra proibita. E invece è stata la parte più terapeutica: passi, silenzio, qualche risata, nessuna corsa verso “il punto panoramico migliore”.
🍲 A pranzo abbiamo scelto il locale più semplice possibile, quello con il menù scritto a penna e i piatti che non cercano approvazione. Abbiamo mangiato bene e basta, senza doverlo documentare.
🛏️ La sera è stata la vera svolta: niente “adesso cosa facciamo?”. Abbiamo fatto una cosa rivoluzionaria: siamo andate a letto presto, senza sentirci in colpa per non aver “sfruttato” il weekend.
🧠 Il giorno dopo, la testa era più leggera non perché avessimo fatto chissà cosa, ma perché per 48 ore non abbiamo dovuto decidere tutto, ottimizzare tutto, trasformare tutto in prestazione.
🧾 Se vuoi provarci anche tu, ecco la versione semplice del nostro metodo: scegli un raggio di distanza, elimina le mete che già conosci, punta a caso, prenota con regole minime e parti con un solo obiettivo gentile.
💡 La verità che ci portiamo a casa è questa: non serve sempre il viaggio da sogno. A volte serve solo un posto normale che ti ricordi com’è essere una persona, non un progetto.




