Analisi (non scientifica, ma onesta) della quantità di dolci carnevaleschi che ingeriamo mentre diciamo “quest’anno basta” con la bocca piena.
C’è qualcosa di magico e inquietante nel fatto che tutte le culture del mondo abbiano inventato dolci fritti proprio prima della quaresima.
Un chiaro segnale che il nostro corpo, a febbraio, non ha bisogno di detox ma di glicemia alta e mani unte di zucchero a velo.
Ma quanto zucchero c’è davvero in una festa di Carnevale?
La risposta è semplice: abbastanza da mantenere vivo un adolescente iperattivo fino a Ferragosto.
🍩 Quello che si mangia (e si rimangia)
- Frittelle (di ogni nazione, forma, e ripieno)
Si parte con una, poi si assaggia quella con l’uvetta, poi quella ripiena alla crema perché “non la fanno sempre così buona”, e a quel punto tanto vale. - Chiacchiere (o frappe, bugie, cenci, crostoli…)
Un dolce che sembra leggero, finché non ti rendi conto di averne mangiati dodici in tre respiri.
La loro sottigliezza è un inganno, tipo quei jeans “a vita alta” che non coprono niente. - Castagnole
Piccole, innocue, pericolosissime.
Sono la versione zuccherata delle noccioline da bar: una tira l’altra, ma qui ci si sveglia sudando panna.
📊 Un conteggio realistico? No, grazie
Potremmo dirti quante calorie ha una chiacchiera.
Potremmo indicare i grammi di zucchero in ogni castagnola.
Ma tu lo sai già, e non ti interessa.
Perché il Carnevale è l’unico momento in cui la frittura ha l’alibi della tradizione.
🍬 Perché non è solo lo zucchero: è il mood
Mangiare dolci a Carnevale è una forma di espressione culturale.
È l’arte dell’esagerazione consapevole.
È dire “chi se ne frega” con le mani appiccicose e le briciole sulla felpa.
È festeggiare la fine dell’inverno con zucchero, risate e piccole crisi glicemiche di gruppo.




