Non si tratta delle solite letture di brani scelti: un vero e proprio racconto collega i versi del divino poeta e conduce lo spettatore tra ignavi, peccatori carnali, eretici, violenti, traditori e suicidi, facendo da cornice alla magistrale interpretazione di tre dei canti più amati dai lettori di Dante. In una scena ridotta all’essenziale, tra giochi di luce e musiche avvolgenti, la bravissima Federica De Vita sa trasformarsi in volteggiante anima per raccontare il dramma d’amore e passione che ha travolto Paolo e Francesca, ma riesce anche a far rivivere con gestualità sapiente la tragedia dei suicidi tramutati in alberi nudi e contorti, tormentati e insozzati dalle arpie. Appiattita sullo sfondo del palcoscenico con le braccia aperte come rami, l’attrice presta il suo corpo allo strazio di Pier delle Vigne, il notaio al servizio di Federico II che, accusato ingiustamente di tradimento, si tolse la vita, guadagnandosi la pena eterna. La recitazione colma di pathos di Federica De Vita coinvolgerà gli spettatori nel dolore del conte Ugolino della Gherardesca, che divora in sempiterno il capo di colui che fu la causa della sua rovina. Rabbia e disperazione, amore e compassione per i figli innocenti votati alla più orribile delle morti, quella per fame, sono i sentimenti che agitano la povera anima: sentimenti eterni che giungono dal passato per aiutarci a meglio comprendere il nostro presente e a fare con Dante un itinerario verso la salvezza.
TEATRO FLAVIOvia Giovanni M. Crescimbeni 19, RomaDal 13 novembre al 5 dicembre 2010