Nel marzo del 1938 Ettore Majorana s’imbarca sul postale Napoli-Palermo, dopo aver espresso in due lettere il proposito di “suicidarsi”. All’età di 32 anni, è il fisico più geniale della sua generazione, quella di Fermi, sotto la cui direzione ha studiato, di Amaldi, di Rasetti e di Segré: i ragazzi di via Panisperna.
E’ ordinario all’Università di Napoli e i maggiori scienziati dell’epoca ne ammirano le straordinarie qualità speculative. Di indole solitaria, scontroso, riservato, il giovane Majorana ha, a detta di colleghi e scienziati, le doti per arrivare a scoprire i segreti nascosti del nucleo degli atomi radioattivi. E forse, addirittura, a scoprire come innescare quel processo inarrestabile e devastante che è la bomba atomica.
Ma alla vigilia di questa scoperta, o forse, immediatamente dopo – nessuno lo potrà mai dire con esattezza – Ettore Majorana, decide di farla finita, di scomparire dal mondo, di abbandonare la scienza. Meglio ancora, di abbandonare la strada che la scienza ha intrapreso e che lui stesso nel suo ultimo scritto definirà: “una strada, senza ritorno”. Imbarcandosi sul postale Palermo Napoli, o fingendo di imbarcarsi, Ettore Majorana si dilegua dalla storia, facendo perdere le sue tracce e lasciando dietro di sé uno dei misteri più appassionanti e avvincenti del novecento. Una scomparsa o suicidio che fa sorgere allora, come ancora oggi, domande e interrogativi pressanti.
Qual è il ruolo della scienza? Quale quello degli scienziati, dei tecnici e degli intellettuali. Fino a dove è lecito inoltrarsi nello studio e la sperimentazione. La scienza deve porsi dei limiti oltre il quale non è più lecito andare? Domande che lo spettacolo La scomparsa di Majorana pone in risalto riuscendo ad essere, al di là di un fatto teatrale comico, un momento di riflessione profonda e matura. Sul palco, trasformato in uno studio televisivo dove è in onda un famoso talk show, sotto le direttive e le domande incalzanti di un presentatore attentissimo e padrone di sé, otto attori, nei panni di Enrico Fermi, Edoardo Amaldi, Augusto Bocchini capo della Polizia dell’Italia fascista, di uno storico, di uno psicologo e di altri personaggi, coadiuvati da contributi video, di telefonate e domande del pubblico in studio (teatro) e da casa, ricostruiscono con ironia e divertimento la vicenda e la personalità di Ettore Majorana.




