Come hanno scoperto due recentissimi studi, sorseggiare abitualmente una tazza di tè, o mettere in tavola diversi tipi di frutta e verdura, con il passare degli anni esercita un effetto protettivo e antiage sia sul cervello che, specie nelle signore, sull’apparato cardiocircolatorio
Ci sono dei piccoli gesti quotidiani, delle microabitudini, che ripetuti nel tempo possono farci un gran bene (o viceversa). Un concetto generale che nell’alimentazione diventa ancora più valido: come sappiamo, infatti, non è l’eccezione ma lo stile di vita basato su sane abitudini che conta per restare in salute. Come, ad esempio, bere abitualmente una tazza di tè o mettere in tavola frutta e verdura di vari colori. A ricordarcelo sono un paio di ricerche recentemente pubblicate che hanno mostrato come bere tè e mangiare alcuni alimenti vegetali negli anni produca un effetto protettivo e antinvecchiamento sull’organismo. A cominciare dal cervello.

Più antiossidanti e il cervello ringrazia

Così almeno conferma uno studio americano appena pubblicato su Neurology, che ha associato il consumo di diversi tipi di polifenoli, ossia i flavonoli, con le prestazioni del cervello dopo una certa età, memoria in primis. In effetti queste sostanze sono note da anni per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.

In sintesi, i ricercatori hanno reclutato 961 persone con un’età media di 81 anni (senza problemi di demenza) che per un periodo di circa sette anni hanno compilato questionari sulla loro dieta e sono stati sottoposti a vari test per valutare le prestazioni mentali.

I magnifici tre

A seconda del loro consumo di flavonoli, i partecipanti sono stati poi divisi in cinque gruppi. Per dare un’idea, il gruppo con il consumo più basso aveva un’assunzione di circa 5 mg al giorno, che diventano 15 mg nel gruppo con quello più alto (equivalente a una porzione di verdure a foglia verde scuro).

Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che in questo gruppo di persone si verificava il rallentamento maggiore nel declino cognitivo dovuto all’invecchiamento. Ma non solo, sono stati anche valutati gli effetti esercitati da diversi flavonoli presenti nei vegetali. Il più efficace è risultato il kaempferolo presente nel tè, nei cavoli e nei broccoli, nei legumi e negli spinaci, per fare qualche esempio. Staccata di poco segue la miricetina (tè, vino, cavoli, arance e pomodori) e al terzo posto la quercetina contenuta in tè, pomodori, cavoli e mele (ma non solo, ovviamente).

Un tè su misura per le signore

Anche un’altra ricerca molto recente ha evidenziato un’azione benefica su particolari aspetti legati all’invecchiamento esercitata dall’abituale consumo di tè e alimenti contenenti flavonoidi. Ma questa volta l’attenzione dei ricercatori dell’australiana Edith Cowan University è stata rivolta solo alle signore di una certa età.

Va ricordato che quando si invecchia si può verificare una parziale calcificazione dell’aorta – la più grande arteria del corpo – che aumenta il rischio di malattie cardiovascolari ed eventi come infarto e ictus. Inoltre, la calcificazione può predire la demenza in tarda età.

Ebbene, nello studio in questione, che ha analizzato i dati di quasi 900 signore con un’età media di 80 anni, si è scoperto che chi beveva abitualmente tè aveva molte meno probabilità di avere un’estesa calcificazione dell’aorta.

Il tè nero era la principale fonte di flavonoidi della popolazione studiata: rispetto alle signore che non assumevano questa bevanda, chi ne beveva dalle due alle sei tazze al giorno aveva il 16-42% in meno di possibilità di avere una calcificazione estesa.

Va aggiunto che secondo i ricercatori, anche le donne che non bevono tè nero, possono giovarsi degli effetti protettivi dei flavonoidi. In particolare questo effetto è dato da un tipo di flavonoidi, ossia i flavanoli o flavan-3-oli. Più nel dettaglio, le donne con la maggiore assunzione di flavonoidi aveva il 36-39% in meno di probabilità di avere una calcificazione estesa.

Infine, meglio aggiungere che alcune note fonti di flavonoidi, come vino rosso e cioccolato non hanno mostrato alcuna associazione benefica significativa con questo problema all’aorta.