Chitarra in braccio, semplice, disponibile, assorto, Ron è sempre lo stesso. E vai con i primi accordi per raccontare al pubblico del Crossroads,live club, tappa romana del Tour, del suo ultimo album, Way Out. Registrato nel salotto di casa, l’ultimo lavoro del cantautore lombardo, vuole rendere omaggio a giovani musicisti anglo-americani, interpretando in italiano dodici canzoni che rendono efficacemente il messaggio intrinseco:cambiamento, semplicità, resistenza e resilienza. Una risposta al momento di crisi che il mondo sta attraversando.L’atmosfera adesso si fa rilassata. Sul palco batteria, basso, chitarre, violoncello, pianoforte e una voce, quella di un cantautore di razza, la voce di Ron. I brani sono quelli di Damien Rice (“Palla di cannone”), Michael Kiwanuka (“Mi sto preparando”), Alexi Murdoch (“Cielo arancione”), Jamie Cullum (“Gran Torino”, dall’omonimo film di Clint Eastwood), John Mayer (“Ferma questo treno”), Badly Drawn Boy (“L’anno del topo”) e via così.
Un concerto intimo che trasmette libertà intesa come espressione, parole, musica…Raccontare e raccontarsi. “Questo è il disco che avrei sempre voluto fare, dice Ron ad un pubblico che respira calore, sonorità, leggerezza, l’ho affrontato con rispetto verso tutti gli autori “coinvolti”, con molta attenzione nel sistemare tutti i brani grazie al prezioso aiuto di Mattia Del Forno. Cercando di mantenere intatto il loro senso. Ho ricominciato da me, da capo. Tutto parte dal brano “Una città per cantare”, dall’esperienza con Jackson Brown: era una canzone tradotta da Lucio Dalla, io ci stavo dentro alla perfezione, sembrava un abito fatto su misura.”Con Ron sul palco i suoi amici di sempre, musicisti come Fabio Coppini al pianoforte, Elio Rivagli alla batteria, Roberto Gallinelli al basso, Alessandro Valle alla chitarra e Giovanna Famulari al violoncello.“Quando ho deciso di registrare, racconta Ron, non ho fatto il solito piano di produzione di un disco. Prove, convocazioni, sala d’incisione, registrazione delle singole tracce. No. Siamo rimasti lì nel salone di casa, davanti al camino, con gli stessi amici, come tutte le sere di musica, e lì abbiamo registrato. E dire che il mio studio di registrazione è proprio dall’altra parte del mio cortile. Ma l’aria era diversa, il modo di vivere la musica era sicuramente diverso.” Come diverso è questo concerto. Quasi un messaggio di speranza trasmesso da gente con la musica nel cuore.




