📅 Giorno 1 – Lunedì: l’illusione del controllo
Abbiamo cominciato carichi. O meglio: con Google Calendar pieno di intenti, bottiglie da 1L sulla scrivania e playlist “Workday Zen” in sottofondo.
Cose fatte:
- Stretching di 12 minuti (più pausa per controllare se lo facevamo bene)
- Pranzo bilanciato: quinoa, avocado, dubbio esistenziale
- 2 litri d’acqua, e 5 viaggi in bagno
- Prime crepe emotive verso le 16.15
Conclusione: Siamo invincibili, finché non c’è una call alle 18.
🥦 Giorno 2 – Martedì: il crollo glicemico collettivo
A metà mattina ci siamo guardati e abbiamo capito: serviva zucchero.
Qualcuno ha portato dei datteri. Non sono biscotti, ma si impegnano.
La ginnastica è diventata “camminare mentre si telefona”.
La sera, una parte della redazione ha ordinato ramen. Un’altra ha finito i broccoli in lacrime.
Conclusione: La salute è importante. Ma anche la pizza. Forse di più.
😴 Giorno 3 – Mercoledì: sonno regolare (per chi?)
Doveva essere la giornata del sonno: andare a letto presto, spegnere gli schermi, leggere un libro vero.
In realtà:
- Una persona ha sognato il capo reparto mentre correva in montagna
- Una si è addormentata con un reel motivazionale in loop
- Uno ha mangiato del pane alle 00:37 senza sapere perché
Conclusione: La melatonina non può risolvere tutto. Soprattutto se la prendi dopo le notifiche.
🧘♂️ Giorno 4 – Giovedì: meditazione o micro-nap?
Abbiamo provato con la mindfulness.
Dopo 6 minuti, il confine tra meditazione e dormiveglia è diventato labile.
Una persona ha fatto finta di meditare ma stava leggendo un articolo sulla vitamina D.
Un’altra ha effettivamente avuto un momento di presenza. Poi ha letto le mail.
Conclusione: Essere nel “qui e ora” è più facile se il “qui” non è l’ufficio e l’“ora” non è quella del report trimestrale.
🍫 Giorno 5 – Venerdì: ci abbiamo provato, okay?
Volevamo chiudere in bellezza.
Invece abbiamo:
- Bevuto un cappuccino con tre biscotti (ma “integrali”)
- Accettato un invito a pranzo fuori con scuse molto vaghe
- Fatto 2 squat prima di cedere all’ennesimo caffè
Conclusione: Siamo stanchi, ma più consapevoli. E pieni di fibre, forse.
🧡 Cosa abbiamo imparato
- Fare una settimana “salutista” non è impossibile, ma richiede organizzazione, autoironia e una certa capacità di mentire a se stessi.
- Le buone abitudini funzionano meglio se non sono imposte tutte insieme.
- Dormire, mangiare bene e muoversi migliorano l’umore. Anche se a volte è più facile lamentarsi.
- Non serve essere perfetti. Basta provarci, e magari riderci sopra. In gruppo, è ancora più salutare.




