Il cacciatore di aquiloni

Gli aquiloni non volano più nel cielo di Kabul. Sono trascorsi trent’anni dall’ultima volta che Amir e Hassan, anime innocenti, li rincorrevano per le strade impolverate della capitale afgana: il filo si è spezzato e la vita ha fatto irruzione con la sua immensa cattiveria nella vita dei due ragazzi. Trenta lunghi anni di storia afgana, dalla fine della monarchia all’invasione russa, dal regime dei Talebani fino ai giorni nostri, rivivono in questo romanzo coinvolgente e pieno d’atmosfera: 28000 copie già vendute, per edizioni Piemme, “Il cacciatore di aquiloni”, di Hosseini Khaled, 17,50 euro, pag. 394. Quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, l’ormai adulto Amir capisce di non avere scelta. Sa che la vita del suo amico Hassan, il fratellastro dal labbro leporino è cambiata definitivamente in un vicolo di Kabul per colpa sua. Ora deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Un modo per aprire gli occhi su un altro mondo, assai diverso da quello profumato e polveroso dell’infanzia. Un modo per crescere e accettare il tempo che scorre inesorabile. Per trovare nuovi cieli in cui far volare il proprio aquilone. Il passaggio dall’infanzia alla maturità è un tema difficile. Questo romanzo coglie nel segno quando descrive la dedizione totale che corre dietro un rapporto d’amicizia. I personaggi descritti sono vividi, amati e odiati a seconda delle mille sfumature che la vita li costringe ad interpretare. Utilizza un ritmo coinvolgente che emozionerà il lettore fino al finale sorprendente e sullo sfondo la scoperta di una cultura così diversa e lontana, martoriata da troppo tempo eppure si avverte una speranza in tanta tristezza, neanche tanto sfuggente. Uno straordinario caso letterario pubblicato in 12 paesi, il primo romanzo epico afgano diventerà presto un film della Dreamworks, la casa di produzione di Steven Spielberg, che ne ha acquistato i diritti. Eugenia Zangardi

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