A cinque anni di distanza dal documentario Viva Zapatero!, Sabina Guzzanti torna per la quarta volta dietro la macchina da presa. Dopo aver denunciato la scarsa libertà di informazione del nostro paese, la Guzzanti rincara la dose e questa volta cerca di gettare luce sugli eventi legati al terremoto dell’Aquila. Draquila – L’Italia che trema, questo il titolo, ha già suscitato molte polemiche. Tra queste quella del ministro della Cultura, Sandro Bondi, che ha deciso di non recarsi al Festival di Cannes – dove il documentario parteciperà come evento speciale fuori concorso – in quanto la pellicola della Guzzanti “offende la verità e l’intero popolo italiano”.Draquila, partendo dai tragici fatti dell’Aquila, espone in maniera lineare e dettagliata il ruolo della Protezione Civile nel nostro Paese. “Da nove anni si sta sviluppando una sorta di stato parallelo senza che l’opinione pubblica ne sapesse nulla.” Continua Sabina: “Incredibile che nessuno si fosse accorto che c’era una sorta di esercito in mano alla Presidenza del Consiglio, con licenza non di uccidere ma di spendere, di dare, di assumere senza concorso, di andare in deroga a tutte le leggi, di autorizzazioni di costruzioni abusive, di elargire fondi extra al Vaticano.” Con questo documentario la Guzzanti traccia un nuovo percorso su cui riflettere. Draquila, che la stessa autrice definisce un bel cazzotto per lo spettatore, spinge quest’ultimo a rendersi conto che la tragedia dell’Aquila non riguarda solo gli aquilani ma l’intera nazione. Cosa si nasconde dietro il Progetto CASE?