Nell’intervista di Io donna,piega: «Le donne continuano ad avere ruoli meno prestigiosi, o a essere pagate meno per lo stesso lavoro. Succede anche alle attrici, nei primi film vieni sistematicamente “violentata” sullo schermo, non importa se sei brava o no, ci deve sempre essere qualche scena di sesso e solo dopo ti è concesso di dire qualcos’altro».
Mouglalis, che ha cercato per tre anni di girare un primo film da regista, ha alla fine desistito. «Adesso sto scrivendo un’altra storia, chissà. Intanto voglio godermi questa ritrovata passione d’attrice, prendermi tutto il piacere che può darmi: negli ultimi mesi quasi non ho avuto un giorno libero».
Sugli schermi francesi in questi giorni con “La jalousie” di Philippe Garrel, in Italia Mouglalis ha appena finito di girare il nuovo film di Mario Martone su Giacomo Leopardi, “Il giovane favoloso”: dodici settimane tra Recanati, Firenze, Napoli e Roma. «Sono Fanny Targioni Tozzetti, la donna che ispira a Leopardi il Ciclo di Aspasia e di cui lui si innamora» spiega. Specializzata in storie d’amore dai risvolti drammatici e sposa di recente, Mouglalis, sostiene: «L’amore può essere una farsa o un dramma, dipende dai punti di vista. Di certo non è mai ragionevole. Possiamo solo fingere di dargliela noi, una ragionevolezza. Ogni storia è un insieme di fraintendimenti che possono essere fortunati o tristi: a volte portano qualcosa di magico e bello, altre volte dolore. Ma va bene così perché lo scopo dell’amore è trovare te stesso grazie all’aiuto di un altro, e l’altro è diverso per definizione».
La sua personale storia d’amore si è concretizzata a marzo, con una cerimonia abbastanza intima a Saint-Paul de Vence, sulle Alpi Marittime. Lui è Vincent Rae, 50 anni, ricco imprenditore australiano proprietario di vari alberghi di lusso frequentati dalle star. «Vincent vive tra Parigi, l’Australia e Bali, io a Parigi» racconta Mouglalis. «Mia figlia (nata sei anni fa dalla relazione con l’attore e regista Samuel Benchetrit, ndr) ha iniziato la scuola, non voglio che faccia assenze e quindi non posso spostarmi. Prima invece la portavo con me».




