1921. Ewa Cybulski  e sua sorella lasciano la natia Polonia e navigano verso New York. Quando raggiungono Ellis Island i medici scoprono che Magda è malata e le due donne vengono separate. Ewa si ritrova nelle pericolose strade di Manhattan, mentre sua sorella viene messa in quarantena. Sola, senza un posto dove andare e nel disperato tentativo di ricongiungersi con Magda, Ewa diventa presto preda di Bruno, un uomo affascinante ma malvagio che la prende con sé e la spinge a prostituirsi.L’arrivo di Orlando, ardito  illusionista e cugino di Bruno, le ridona fiducia e speranza, ma Ewa non ha tenuto conto della gelosia di Bruno…C’ERA UNA VOLTA A NEW YORK esplora ulteriormentel’ossessione di James Gray per la classe sociale. In particolare l’esperienza dell’immigrazionelegata alle sue radici di ebreo russo.L’ idea nasce in parte da vecchie foto di famigliascattate da suo nonno, che arrivò ad Ellis Island nel 1923. Gli elementi per lestorie personali scaturiscono inoltre dai racconti di un bisnonno del regista,che gestiva un bar in quel periodo.Il primo film in costume di Gray  vanta un team creativo di grande talento, chesi unisce ad alcuni dei suoi collaboratori chiave. La ricca trama nellatavolozza visiva viene da Darius Khondji (TO ROMEWITH LOVE, AMOUR, SEVEN). Il direttore della fotografia è stato notevolmenteinfluenzato dai riferimenti di Gray ai dipinti di George Bellows, celebre perle sue rappresentazioni realistiche di New York all’inizio del XX secolo, edEverett Shinn che ha rappresentato il mondo ambiguo dei teatri di varietàdi Manhattandella stessaepoca. Queste immagini insieme alle fotografie dell’architetto e designer italianoCarlo Mollinoed in particolareil film di Robert Bresson IL DIARIO DI UN CURATO DI CAMPAGNA, hanno fornito a Khondji una fonte di riferimento per la luce e la consistenza visivache conferiscono al film un aspetto religioso.Le riprese si sono svolte per 34 giorni a NewYork e presso i teatri di posa Kaufman Astoria Studios nel Queens. L’autenticità storica era molto importante perGray. Più di 200 elementi di troupe, 1000 comparse, il cast e le attrezzaturesono state traghettate avanti e indietro sull’isola per ricreare il punto diarrivo di migliaia di immigrati europei nella prima metà del secolo.Questo film è molto personale, dichiara James Gray, e ha molti legami con la mia famiglia, ma non èassolutamente autobiografico. Per personale intendo che tratta di problematicheed emozioni che ci sono vicine, che puoi comprendere profondamente e che seicapace di esprimere, mentre autobiografico si riferisce alla rappresentazionedei fatti legati alla propria vita. I miei nonni, continua il regista, arrivarono dalla Russia odall’Ucraina, a seconda dell’epoca a cui facciamo riferimento, da Ostropol unacittà non lontana da Kiev. I genitori di mia nonna sono stati assassinatidall’Armata Bianca durante un pogrom. Nel 1923 mio nonno e mia nonna sonoarrivati negli Stati Uniti passando per Ellis Island. Ovviamente ho sentitomolti racconti su Ellis Island ed ho maturato              un’ ossessione per questo luogo.La prima volta che ci sono stato, nel 1988, fu prima che restaurassero l’ isola:era come se fosse stata congelata nel tempo. Era un’ immagine spettrale, c’eranoi moduli per l’immigrazione compilati a metà sul pavimento…Mi è sembrata invasadai fantasmi, i fantasmi di tutta la mia famiglia. Così ho voluto realizzare unfilm che scaturisse da tutto questo. Inoltre, il mio bisnonno da parte di madre,gestiva Hurwitz’s, un ristorante nel Lower East Side, e conosceva loschiindividui di ogni genere. Mi sono documentato su questo mondo e ho scoperto untizio chiamato Max Hochstim che era il magnaccialocale. E’ così che ho messo insieme i pezzi per la storia di Bruno che, adEllis Island, recluta per il suo harem le donne che, se arrivavano da sole, nonvenivano ammesse negli Stati Uniti. Era una storia interessante, da unire allastraziante estraneità provata dai miei nonni quando lasciarono l’Europa dell’Est per recarsi negli Stati Uniti. Il processo d’immigrazione era intriso digrande nostalgia, di angoscia e sicuramente di forte trepidazione.