Dopo aver vinto il Premo della Giuria all’ultimo Festival di Cannes, Father and son del regista giapponese Kore-eda Hirokazu approda sugli schermi nostrani. La pellicola è incentrata sul tema dello scambio di bambini e cerca di dare una risposta alla seguente domanda: tra il vostro figlio biologico e quello che avete cresciuto per sei anni credendo vostro, quale scegliereste? Un dilemma che frantuma il perfetto quadro familiare di Ryota (Fukuyama Masaharu) e Midori (Ono Machiko) sconvolti dalla scoperta che il piccolo Keyta non è il loro figlio. Così il regista partendo da un suo dilemma personale ha costruito una storia toccante che pone al centro la figura di un padre in crisi che si rende conto di non essere diventato veramente padre. Una storia che mette a confronto differenti ceti sociali e si scontra con un passato e un presente fatto di pregiudizi.

Finisce l’attesa per l’ultimo e tanto discusso lavoro di Lars von Trier che con il suo Nymphomaniac racconta la storia di Joe (Charlotte Gainsbourg), una ninfomane che una fredda sera d’inverno viene soccorsa da Seligman (Stellan Skarsgard). L’uomo la porta a casa e la donna gli racconterà la storia della sua vita. In questa prima parte (la seconda uscirà il 24 aprile, in attesa della versione da cinque ore non censurata) Joe ripercorre la sua vita dall’adolescenza alla giovinezza in cinque capitoli. Si parte dalle sfide con la sua amica B su chi delle due avrebbe avuto più rapporti sessuali con uomini durante un viaggio in treno. Si prosegue con il vero amore per Jerome (Shia LaBeouf). Si sorride sulla difficoltà che una ninfomane deve affrontare a gestire i tanti amanti nonché la moglie (Uma Thurman) di uno di questi. Ci si sofferma (troppo) sulla morte del padre (Christian Slater) di Joe. Si conclude con la metafora sulla polifonia di Bach.