A distanza di sessant’anni Godzilla torna sul grande schermo in una versione moderna che vuole rilanciare la fama, già planetaria, del dinosauro atomico. Questo reboot è diretto dal regista britannico Gareth Edwards che si è imposto nel panomaroma cinematografico con Monsters. Il terrificante ruggito, il profilo delle pinne dorsali e il fuoco radioattivo che esce dalle fauci sono rimasti anche in questa ennesima versione. Il mostro atomico, creato nel 1954 dalla casa di produzione giapponese Toho (che ha prodotto ben 28 film su Godzilla) e dal regista Ishiro Honda, non viene tradito in quest’ultima operazione di rilancio che non è solo commerciale ma rende omaggio, senza tradirne le radici, al più famoso mostro della storia del cinema.

Al centro del film però non c’è solo Godzilla ma anche i protagonisti che non sono supereroi ma persone normali la cui vita è stata sconvolta e che restano il punto di vista dell’intera pellicola. Sono loro i primi spettatori impotenti che non possono fare altro che assistere alla battuta di caccia del mostro (perché di una caccia si tratta). Troviamo così un ingegnere nucleare (Bryan Cranston) che ha perso la moglie (Juliette Binoche) in un misterioso incidente nella centrale giapponese in cui lavoravano. Alla ricerca della verità sull’accaduto, si ritroverà a distanza di quindici anni, a coinvolgere il figlio Ford (Aaron Taylor-Johnson) nella sua battaglia personale. Ma quando la verità verrà finalmente a galla (nel vero senso della parola), Ford dovrà intraprendere la sua odissea per tornare dalla moglie (Elizabeth Olsen) e dal figlioletto a San Francisco. Ad aiutarlo uno scenziato giapponese (Ken Watanabe) che ha dedicato la sua vita alla ricerca di Godzilla.

Edwards ha voluto mantenere il tema principale del film originale incentrato sull’equilibrio tra uomo e natura, tema ad oggi più che attuale. “ I mostri rappresentano la parte oscura della nostra natura e le paure di ciò che non siamo in grado di controllare.” Prosegue il regista: “ Godzilla impersona una specie di ‘furia divina’ non nel senso religioso, quanto piuttosto punizione della natura per quanto abbiamo fatto al mondo.” Sia la fotografia, curata da Seamus McGavery (Anna Karenina), che gli effetti visivi supervisionati da Jim Rygiel (Il signore degli anelli) sono di altissimo livello e permettono allo spettatore di immergersi (soprattutto nella versione 3D) nella titanica avventura. Anche la colonna sonora di Alexandre Desplat è degna di nota.