Un rifugio, una leggenda curiosa e il piacere di ritrovarsi intorno a un tavolo. Perché certe atmosfere alpine possiamo ricrearle anche a casa, senza aspettare la prossima vacanza sulla neve

C’è un momento, in montagna, in cui nessuno sembra avere fretta. Gli scarponi vengono finalmente slacciati, le guance sono ancora arrossate dal freddo e dietro i vetri del rifugio il paesaggio comincia a diventare blu. Qualcuno racconta per la terza volta la stessa discesa sugli sci, qualcun altro si è già sistemato vicino alla finestra. Sul tavolo arrivano i bicchieri, qualcosa da stuzzicare e quella piacevole sensazione che la giornata, in fondo, non sia ancora finita.

A noi piace pensare che l’aperitivo in montagna sia soprattutto questo: un modo di stare insieme. E che non serva necessariamente raggiungere duemila metri di altitudine per ritrovare la stessa atmosfera.

In Valle d’Aosta, dove le storie passano da una generazione all’altra e le tradizioni hanno ancora il profumo delle erbe alpine, c’è una piccola distilleria che ha fatto di questo mondo la propria ispirazione. Si chiama La Valdôtaine, nasce a Saint-Marcel nel 1947 e oggi propone anche tre interpretazioni della convivialità: Bardino, Aperitivo Dahu e Aperitivo Dahu Zero.

Tre caratteri differenti, un’unica voglia di prolungare i momenti piacevoli.

Avete mai incontrato un Dahu?

Prima di versare l’aperitivo, però, dobbiamo raccontarvi una storia.

Si dice che sulle montagne viva un animale piuttosto particolare. Somiglia vagamente a uno stambecco, ma ha un piccolo problema anatomico: le zampe di un lato del corpo sarebbero più corte delle altre.

Un difetto? Macché. Secondo la leggenda, questa curiosa caratteristica gli permetterebbe di camminare perfettamente lungo i pendii più ripidi. Purché, naturalmente, continui a girare dalla parte giusta!

Il suo nome è Dahu, una delle creature più divertenti del folklore alpino. Nessuno è mai riuscito a dimostrarne l’esistenza, ma questo non ha impedito alla sua storia di attraversare vallate, rifugi e generazioni.

Ed è proprio da questa figura improbabile e irresistibile che prende il nome Aperitivo Dahu, una proposta di La Valdôtaine che porta nel bicchiere note di ciliegia, melograno e genziana. Il risultato è un aperitivo dal carattere fruttato, attraversato da quella sfumatura amaricante che gli regala personalità.

Ci immaginiamo già la scena: un tavolo di legno, qualche fetta di pane tostato, un tagliere di formaggi e qualcuno che, naturalmente, comincia a raccontare la leggenda del Dahu.

Perché le storie più belle, vere o inventate che siano, hanno bisogno soprattutto di qualcuno disposto ad ascoltarle.

L’aperitivo è più bello quando tutti hanno qualcosa da scegliere

Quante volte ci è capitato di organizzare un aperitivo e scoprire che qualcuno preferisce non bere alcol?

Magari deve guidare, magari non ne ha voglia. Oppure semplicemente gli piace festeggiare con qualcosa di diverso.

Ecco perché ci piace l’idea di mettere sul tavolo Aperitivo Dahu e Aperitivo Dahu Zero, lasciando che ciascuno scelga liberamente. Il secondo riprende l’universo del Dahu in una versione completamente analcolica, pensata per partecipare al rito dell’aperitivo senza dover rinunciare al proprio bicchiere.

La cosa interessante è proprio questa: non occorre preparare una bevanda qualsiasi all’ultimo momento per chi non beve alcol. Possiamo dedicare la stessa attenzione a tutti, scegliere bicchieri belli, aggiungere ghiaccio e curare la presentazione.

Del resto, chi ha stabilito che un brindisi debba essere identico per tutti?

Ci piace molto di più l’immagine di una tavola dove convivono gusti e abitudini differenti. Dove nessuno debba spiegare perché ha scelto una cosa invece di un’altra.

L’ospitalità migliore è quella che fa sentire tutti a proprio agio. E spesso comincia proprio da un piccolo gesto, come offrire un’alternativa senza aspettare che venga richiesta.

Un tagliere, qualche crostino e la serata prende forma

A questo punto entra in gioco la cucina. Perché un aperitivo che si rispetti ha bisogno anche di qualcosa di buono da mangiare. Non pensiamo a preparazioni elaborate. Anzi, la montagna ci insegna quanto possano essere invitanti le cose semplici.

Immaginiamo un pane rustico tagliato a fette, leggermente tostato, da accompagnare con Fontina e qualche noce. Accanto, piccole patate al forno con rosmarino, ancora calde, e crostini con formaggio fresco ed erbe aromatiche.

Per chi ama i contrasti, potremmo aggiungere qualche fettina di mela, oppure una composta di cipolle da servire con i formaggi stagionati.

Con Aperitivo Dahu, la componente fruttata e la nota amaricante suggeriscono di giocare proprio con questi abbinamenti: la sapidità dei formaggi, la croccantezza del pane e qualche elemento dolce che renda il boccone interessante.

Per Dahu Zero, possiamo pensare a piccoli assaggi altrettanto curati: verdure al forno, focaccine fragranti, crostini con crema di ceci e rosmarino.

E se proprio vogliamo completare l’atmosfera da rifugio, basta una ciotola di castagne arrostite da condividere.

Niente formalità, niente posti assegnati. Solo il piacere di allungare una mano verso il piatto al centro del tavolo e chiedere: «Ne è rimasto ancora uno?».

E quando fuori fa davvero freddo, arriva Bardino

C’è poi un momento tutto particolare, quando l’aperitivo è finito, la luce è diventata morbida e qualcuno propone di restare ancora un po’. È il momento delle conversazioni più tranquille, di quelle che iniziano con un ricordo e finiscono con un progetto per il prossimo fine settimana. Ed è qui che entra in scena Bardino, il liquore preparato con latte, tuorli d’uovo, zucchero e rum. Ha una consistenza cremosa e un carattere dolce, pensato per essere apprezzato caldo.

Ci ricorda immediatamente quell’universo di specialità invernali che associamo alle soste dopo una giornata sulla neve. Ma perché aspettare di essere in uno chalet?

Possiamo immaginare di servirlo in una piccola tazza resistente al calore, dopo averlo scaldato delicatamente, senza portarlo a ebollizione. Magari accompagnandolo con un biscotto di pasta frolla o con un pezzetto di cioccolato fondente.

Un finale da gustare senza fretta, con la consapevolezza che Bardino è una bevanda alcolica, anche quando viene servita calda. Non serve aggiungere molto altro. A volte una serata riesce bene proprio perché nessuno sente il bisogno di riempire ogni silenzio.

La montagna, alla fine, è anche un modo di stare insieme

Abbiamo cominciato questo racconto davanti alla porta di un rifugio, con il freddo che entrava e gli scarponi appoggiati sotto una panca. E ci ritroviamo intorno a un tavolo di casa, magari in una sera qualunque di novembre. È curioso come certe atmosfere riescano a viaggiare senza bisogno di valigie.

La leggenda del Dahu ci ha regalato un sorriso. Dahu Zero ci ha ricordato quanto sia bello lasciare a ognuno la libertà di scegliere. Bardino ha portato nel racconto quella nota cremosa e invernale che fa pensare alle soste al caldo.

E intanto qualcuno ha aggiunto un’altra fetta di pane sul tagliere, qualcun altro ha cambiato musica e sul tavolo sono rimaste le briciole di una serata riuscita bene. Forse è proprio questo il piccolo segreto dell’ospitalità alpina: non conta quanto sia spettacolare il panorama fuori dalla finestra, ma quanto sia piacevole quello che succede intorno al tavolo.

E se fuori non nevica, pazienza. Per una bella serata non è indispensabile.